Blog · Potabilità domestica
Cosa misura un'analisi chimica? Cosa cerca un'analisi microbiologica? Spieghiamo i due profili principali del controllo dell'acqua potabile e quando servono.
Quando si parla di "analisi dell'acqua" si tende a pensare a un'unica prova, ma in realtà ogni certificato è il risultato di due famiglie di indagini distinte e complementari: l'analisi chimica e l'analisi microbiologica. Sapere cosa misura ciascuna è il primo passo per scegliere il pacchetto giusto e leggere correttamente il referto.
Le due indagini rispondono a domande diverse. L'analisi chimica chiede: "di cosa è fatta quest'acqua?". L'analisi microbiologica chiede: "ci sono microrganismi che indicano una contaminazione?". Entrambe le risposte servono per dichiarare un'acqua idonea al consumo umano secondo il D.Lgs. 18/2023.
L'analisi chimica misura la concentrazione di sostanze disciolte o disperse: ioni, sali, metalli, sottoprodotti di disinfezione e contaminanti emergenti. È un fotografato istantaneo della composizione dell'acqua e dei suoi parametri di qualità di base.
Tra i parametri più rilevanti previsti dal D.Lgs. 18/2023 s.m.i. e dal D.Lgs. 18/2023 troviamo:
L'analisi microbiologica ricerca microrganismi indicatori di contaminazione fecale o di criticità del processo di potabilizzazione. Non si limita a "trovare batteri": individua specifiche specie indicatrici secondo metodi normati ISO.
I principali parametri microbiologici sono:
Per fissare le idee è utile mettere a fianco le due famiglie di parametri. L'analisi chimica lavora su concentrazioni, espresse di solito in milligrammi o microgrammi per litro, e fotografa una situazione che tende a essere stabile nel tempo. L'analisi microbiologica lavora invece su conteggi di colonie (UFC per 100 mL) e cattura uno stato che può cambiare rapidamente.
Questa differenza spiega perché un'acqua può risultare perfetta dal punto di vista chimico ma non conforme dal punto di vista microbiologico, e viceversa: un'infiltrazione fecale recente non altera i sali disciolti, mentre una contaminazione cronica da nitrati non comporta necessariamente la presenza di batteri. È proprio la combinazione dei due profili a dare un quadro affidabile della qualità dell'acqua.
Oltre a cosa misurano, i due profili si distinguono anche per come vanno gestiti dal momento del prelievo:
Per l'abitazione privata la scelta dipende dalla fonte. Per l'acqua dell'acquedotto un profilo che combini i parametri chimici di base e quelli microbiologici è in genere sufficiente. Per l'acqua di pozzo servono parametri aggiuntivi, in particolare nitrati, nitriti e ammonio, perché le falde private non sono sotto controllo di un gestore.
Per le attività (B&B, ristoranti, hotel, agriturismi) il riferimento è il sistema di autocontrollo HACCP, che richiede sia il profilo chimico sia quello microbiologico secondo una frequenza definita nel piano di autocontrollo.
Sì, salvo casi specifici. Il D.Lgs. 18/2023 (che ha sostituito il D.Lgs. 18/2023 s.m.i.) dichiara potabile l'acqua solo se rispetta sia i limiti chimici sia quelli microbiologici. Per l'uso domestico standard la nostra Analisi Standard copre entrambe le famiglie ed è la scelta consigliata.
Per casi specifici (acqua di pozzo, ricerca contaminanti emergenti, controllo legionella in struttura ricettiva) esistono pacchetti dedicati che includono i parametri aggiuntivi richiesti.
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