Da dove arriva e com'è l'acqua di Lecco
Chi vive a Lecco, o ci si è appena trasferito, spesso si chiede se l'acqua lasci calcare e se serva un addolcitore. La risposta dipende dalla sua origine. Il capoluogo non beve l'acqua del lago: secondo Lario Reti Holding, che dal 2016 gestisce il servizio idrico di tutti i comuni della provincia, la città e i comuni della sponda orientale sono alimentati da sorgenti e pozzi sulle montagne circostanti, e Lecco in particolare da diverse sorgenti sul Resegone. In tutta la provincia il gestore conta oltre 435 sorgenti, 83 pozzi, l'impianto che potabilizza l'acqua del lago e più di 2.600 km di condotte.
Nella sua carta d'identità delle acque il gestore divide il territorio lungo la Linea Orobica: a nord prevalgono rocce magmatiche, a sud rocce sedimentarie, con i massicci calcarei e carsici che circondano la città. Le sorgenti a sud di questa linea danno un'acqua leggera, di circa 12 °F, con un residuo fisso medio di circa 190 mg/L, mentre l'acqua dei pozzi è più mineralizzata. In casa questo vuol dire meno calcare su bollitori e rompigetto, e raramente serve un addolcitore, che su un'acqua già leggera può essere controproducente. Per i valori della propria zona il gestore permette di consultare online le analisi più recenti indicando comune e via; per capire cosa significano per i propri elettrodomestici è utile il calcolatore della durezza dell'acqua.
Chi legge notizie di ordinanze in altre città può guardare ai dati dichiarati dal gestore: nel report di sostenibilità 2025 Lario Reti indica più di 1.300 campioni analizzati nell'anno, per circa 29.500 parametri, e nessuna ordinanza di non potabilità. Il punto debole di un sistema basato sulle sorgenti riguarda piuttosto la quantità. Nella primavera 2026, dopo mesi poveri di piogge, il gestore ha spiegato che i temporali brevi e intensi non bastano a ricaricare falde e sorgenti, ha segnalato possibili disservizi in alcune zone e fasce orarie e ha chiesto ai cittadini di evitare gli sprechi.
L'altra faccia di un'acqua povera di sali è che può essere più aggressiva verso le tubazioni metalliche. Il gestore risponde della qualità fino al contatore, ma tubature interne, serbatoi e autoclavi possono cambiare l'acqua che esce dal rubinetto. Negli edifici datati conviene lasciar scorrere l'acqua dopo molte ore di inutilizzo, soprattutto prima di berla o di preparare il latte per i neonati. Se vuoi sapere cosa arriva davvero nel tuo bicchiere, puoi fare un'analisi dell'acqua del rubinetto con il kit di autoprelievo: lo ordini, arriva in 24-48 ore, prelevi il campione a casa e lo rispedisci al laboratorio qualificato, che invia il rapporto di prova in 5-7 giorni.