Da dove arriva e com'è l'acqua di Bari
Se ti è capitato di notare che a Bari l'acqua cambia un po' di sapore, o lascia più calcare in certi mesi, la spiegazione sta nella sua provenienza. La Puglia ha poche risorse idriche proprie e Acquedotto Pugliese (AQP), che in città gestisce l'intero ciclo dalla captazione alla distribuzione, lavora su sei schemi collegati tra loro: Sele-Calore, Pertusillo, Sinni, Fortore, Locone e Ofanto. Al rubinetto arriva quindi una miscela di fonti, con proporzioni che dipendono da quale schema contribuisce di più in quel periodo.
Secondo i dati del gestore, oltre metà del volume viene da cinque grandi invasi (Sinni, Pertusillo, Conza, Occhito e Locone) e passa dai potabilizzatori. Circa un terzo arriva dalle sorgenti irpine attraverso il Canale Principale, un'opera di 244 chilometri realizzata tra il 1906 e il 1918; il resto è prelevato da pozzi, soprattutto nel sud della regione. Sorgenti e invasi hanno mineralizzazioni diverse, per questo durezza e sali possono oscillare durante l'anno. Le fonti consultate non riportano valori medi riferiti alla sola rete di Bari: durezza, pH, sodio o nitrati della tua zona puoi chiederli al gestore oppure misurarli.
Poi c'è la questione quantità. Nel novembre 2024 AQP ha comunicato che negli invasi c'era il 62% di acqua in meno rispetto alla media storica e che la portata delle sorgenti irpine era calata di oltre il 12%. Ha chiesto ai cittadini di contenere i consumi e ha annunciato riduzioni di pressione su tutta la rete. Nel 2025 i lavori di ammodernamento hanno portato sospensioni programmate in quartieri come Libertà, San Paolo e Torre a Mare. Quando il flusso riprende, l'acqua può uscire torbida o colorata per qualche minuto perché si smuovono i sedimenti nei tubi: di norma basta lasciarla scorrere.
Resta il punto che pesa di più nella vita quotidiana. La rete pubblica arriva al contatore: da lì in poi la qualità dipende dal tuo edificio. Molti palazzi baresi hanno autoclavi e serbatoi condominiali in cui l'acqua sosta, perde cloro e va tenuta sotto controllo con pulizie regolari; negli stabili più datati conta anche il materiale delle tubazioni. Per sapere cosa esce davvero dal tuo rubinetto puoi fare un'analisi dell'acqua del rubinetto con il kit di autoprelievo: lo ricevi a casa, prelevi il campione e lo rispedisci al laboratorio qualificato, che misura parametri come durezza, pH, nitrati e carica batterica. Se il problema riguarda l'autoclave del palazzo, c'è il controllo dell'acqua condominiale.