Da dove arriva e com'è l'acqua di Barletta
Il segno più visibile dell'acqua di Barletta è il calcare: bollitori incrostati, aloni sulla rubinetteria, lavatrici che si consumano prima del tempo. Dipende dalla durezza, cioè dai sali di calcio e magnesio, tipica di buona parte della Puglia. Per la salute non è un problema; per caldaie ed elettrodomestici sì, e di solito basta decalcificarli con regolarità. Chi vuole conoscere i valori può partire dalle analisi pubblicate da AQP per Barletta, eseguite nei laboratori del gestore di Bari, Lecce, Taranto e Foggia, con i principali parametri chimici e fisici.
La città non ha una fonte propria. Riceve acqua dalla rete regionale di Acquedotto Pugliese, organizzata in sei schemi collegati: Sele-Calore, Pertusillo, Sinni, Fortore, Locone e Ofanto. Dentro ci sono sorgenti in Campania, grandi invasi resi potabili negli impianti di trattamento e pozzi di falda profonda. Il vantaggio pratico è che, se una fonte va in difficoltà, il gestore può compensare con le altre. Uno dei grandi invasi è proprio in provincia: il lago del Locone, a Minervino Murge, con il potabilizzatore omonimo gestito da AQP. Il progetto definitivo pubblicato nel 2019 per il II lotto dell'acquedotto del Locone parte dal Torrino di Barletta e arriva al serbatoio di Bari-Modugno, e la stampa locale ha raccontato una nuova condotta tra Ofanto, Fortore e Locone pensata per migliorare la distribuzione in città e nei comuni vicini.
Il limite di un sistema basato sugli invasi è la siccità. Da ottobre 2024 AQP ha ridotto la pressione in rete per conservare le riserve, e il 15 ottobre 2025 ha annunciato nuove riduzioni su tutta la rete a partire dal 20 ottobre, per evitare le turnazioni. In casa lo noti come portata più bassa ai piani alti e nelle ore di maggior consumo. È una misura sulla quantità, non sulla qualità. L'effetto collaterale è la diffusione di autoclavi e serbatoi condominiali: se non vengono puliti e disinfettati con regolarità, l'acqua che resta ferma lì dentro può peggiorare.
I controlli del gestore si fermano al contatore: quello che succede dopo dipende dall'impianto del tuo edificio. Tubi vecchi, accumuli poco curati o acqua rimasta ferma a lungo possono rendere il rubinetto diverso dalla rete. Se in casa ci sono neonati o vivi in un palazzo datato, ha senso controllare durezza, nitrati e sodio proprio al punto d'uso. Con un kit per l'analisi dell'acqua del rubinetto prelevi il campione a casa, lo rispedisci e ricevi il rapporto di prova del laboratorio qualificato in 5-7 giorni; se l'autoclave è comune, c'è anche l'analisi dell'acqua condominiale.