Non esiste un disinfettante migliore in assoluto: il cloro protegge la rete con un residuo ma forma trialometani, i raggi UV inattivano anche i protozoi ma non lasciano residuo, il biossido di cloro agisce meglio sul biofilm delle reti calde ma genera cloriti e clorati. La scelta dipende da tre domande: quale microrganismo devi eliminare, se serve un residuo che protegga le tubazioni a valle e quali sottoprodotti la tua acqua tende a formare.
Qui trovi 13 schede tecniche, una per ogni disinfettante chimico, fisico o termico usato in acquedotti, pozzi e impianti di acqua calda sanitaria: dosaggi tipici, CT (concentrazione per tempo di contatto), efficacia su batteri, virus, protozoi e biofilm, sottoprodotti, residuo e riferimenti tecnici (D.Lgs. 18/2023, Linee Guida ISS, norme UNI EN).
| Disinfettante | Tipo | Protozoi | Biofilm | Sottoprodotti |
|---|---|---|---|---|
| Ipoclorito di sodio | Cloro attivo | Limitata | Media | Trialometani (THM) |
| Ipoclorito di calcio | Cloro attivo | Limitata | Media | Trialometani (THM) |
| Biossido di cloro | Cloro attivo | Buona | Eccellente | Clorito (ClO2-) |
| Ozono | Ossidante non clorurato | Eccellente | Buona | Bromati (BrO3-) regolamentati a 10 µg/L |
| Raggi UV (ultravioletto) | Disinfezione fisica | Eccellente | Limitata | Nessun sottoprodotto chimico in condizioni standard |
| Perossido di idrogeno | Ossidante non clorurato | Limitata | Buona | Solo acqua e ossigeno se decompone integralmente |
| Acido peracetico | Ossidante non clorurato | Media | Eccellente | Acido acetico residuo (innocuo, biodegradabile) |
| Monoclorammina | Cloro attivo | Limitata | Buona | Trialometani drasticamente ridotti rispetto al cloro libero (5–20 %) |
| Calore (pastorizzazione) | Disinfezione termica | Eccellente | Media | Nessun sottoprodotto chimico |
| Ultrasuoni e cavitazione idrodinamica | Disinfezione fisica | Limitata | Buona | Nessun sottoprodotto chimico significativo |
| Ionizzazione rame-argento | Ossidante non clorurato | Limitata | Eccellente | Nessun sottoprodotto alogenato (assenza di THM e HAA) |
| Ferrato di potassio | Ossidante non clorurato | Media | Buona | Idrossido ferrico Fe(OH)3 (coagulante naturale, separabile per sedimentazione/filtrazione) |
| BCDMH (bromocloro-dimetilidantoina) | Cloro attivo | Limitata | Buona | Trialometani misti (clorurati e bromurati) |
Acquedotto e reti lunghe. Serve un disinfettante che lasci un residuo misurabile fino al rubinetto: ipoclorito di sodio o, nelle reti molto estese, monoclorammina. Il prezzo da pagare sono i sottoprodotti, in particolare i trialometani, che il D.Lgs. 18/2023 limita nell'acqua erogata.
Pozzo privato. La clorazione di shock serve a bonificare dopo un intervento o una contaminazione, non come trattamento continuo. Per una disinfezione in continuo senza sapore di cloro si usano lampade UV, che però richiedono acqua limpida e povera di ferro e non proteggono le tubazioni a valle.
Acqua calda sanitaria e Legionella. Nelle reti di hotel, RSA e condomini si combinano gestione delle temperature, shock termico e trattamenti continui (biossido di cloro, monoclorammina, ionizzazione rame-argento). L'efficacia si verifica solo con campionamenti periodici: analisi Legionella prima e dopo l'intervento.
Se l'acqua del rubinetto sa troppo di cloro, il problema di solito non è la sicurezza ma il dosaggio o il punto di prelievo: le cause e i rimedi sono spiegati in acqua del rubinetto che sa di cloro. Per il funzionamento degli impianti di dosaggio vedi la scheda sulla clorazione.
Acido ipocloroso (HOCl) generato per idrolisi del NaClO in acqua. La forma indissociata HOCl, predominante a pH 6,5–7,5, è circa ottanta volte più battericida dello ione ipoclorito (OCl-).
Dose tipica: 0,2–1,0 mg/L di cloro libero per acqua potabile in rete
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Solido granulare o in pastiglie che, sciolto in acqua, libera acido ipocloroso (HOCl) e idrossido di calcio. Stessa specie battericida dell'ipoclorito di sodio ma più stabile nel tempo.
Dose tipica: 0,2–1,0 mg/L di cloro libero per uso potabile
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Gas ossidante a base di cloro tetravalente, generato in situ da clorito di sodio attivato con acido cloridrico, cloro gassoso o ipoclorito di sodio. Agisce per ossidazione monoelettronica senza generare cloro libero.
Dose tipica: 0,1–0,4 mg/L per uso potabile in continuo
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Forma allotropica triatomica dell'ossigeno, generata in situ per scarica corona o luce UV. Potente ossidante (E° = 2,07 V) che agisce per trasferimento diretto di ossigeno o per via radicalica (OH·).
Dose tipica: 0,5–2 mg/L con tempo di contatto 4–10 minuti per acqua potabile
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Radiazione ultravioletta a 254 nm (lampade a bassa pressione di mercurio) o spettro 200–300 nm (media pressione). Inattiva i microrganismi danneggiando il DNA con formazione di dimeri di pirimidina.
Dose tipica: Dose 40 mJ/cm² per uso potabile (DVGW)
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Ossidante a base di ossigeno attivo. Agisce per ossidazione diretta o, in combinazione con UV/O3/Fe2+ (processi AOP), per generazione di radicali idrossilici (OH·).
Dose tipica: 1–5 mg/L per disinfezione potabile (raramente da solo)
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Soluzione di equilibrio fra acido peracetico, acido acetico, perossido d'idrogeno e acqua. L'azione disinfettante è dovuta all'ossigeno attivo del perossiacido, che ossida proteine e lipidi cellulari.
Dose tipica: 0,5–2 mg/L per disinfezione di acque depurate prima dello scarico
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Generata in situ dalla reazione di ipoclorito di sodio con solfato d'ammonio o cloruro d'ammonio in rapporto Cl:N di 4–5:1. Disinfettante a residuo persistente con cinetica più lenta del cloro libero ma maggiore stabilità in rete.
Dose tipica: 1,5–4 mg/L come cloro totale per acquedotti
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Inattivazione termica dei microrganismi per denaturazione proteica. Trattamento fisico classico di tipo D-value: tempo di abbattimento di un logaritmo a temperatura costante.
Dose tipica: Shock termico a 70 °C per 30 minuti (Linee Guida ISS Legionellosi)
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Generazione di microbolle di cavitazione che, collassando, producono onde d'urto, temperature locali oltre 5.000 K e radicali ossidrilici. Effetto disinfettante meccanico e ossidativo combinato.
Dose tipica: Non esiste un dosaggio standard: l’effetto dipende da potenza e frequenza degli ultrasuoni (o dalla perdita di carico nei sistemi idrodinamici), dal tempo di permanenza nel reattore e dalla torbidità dell’acqua. I parametri vanno dimostrati caso per caso con prove sull’impianto.
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Rilascio elettrolitico controllato di ioni rame (Cu2+) e argento (Ag+) da elettrodi sacrificali immersi nel circuito. Gli ioni metallici si legano ai gruppi tiolici e amminici delle proteine di membrana, inibiscono l'attività enzimatica e destabilizzano i biofilm dall'interno.
Dose tipica: Reti calde sanitarie per controllo Legionella: 200–400 µg/L di Cu2+ e 20–40 µg/L di Ag+ come residuo target ai punti d'uso (Linee Guida ISS Legionellosi 2015). Per shock di reti consolidate: 400–800 µg/L Cu2+ e 40–80 µg/L Ag+ per cicli di 2–4 settimane.
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Sale di ferro nello stato di ossidazione +6 (Fe(VI)), uno dei più potenti ossidanti acquosi noti (E° = 2,20 V in ambiente acido). Riducendosi a Fe(III), genera ioni ferrici che agiscono come coagulante in situ, combinando in un'unica reazione disinfezione, ossidazione di micro-inquinanti e chiariflocculazione.
Dose tipica: 0,5–2 mg/L come Fe(VI) per disinfezione di acque potabili in pretrattamento
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Idantoina alogenata a rilascio lento: in soluzione idrolizza liberando contemporaneamente acido ipocloroso (HOCl) e acido ipobromoso (HOBr), accompagnati dal sottoprodotto dimetilidantoina (DMH) inerte. L'azione disinfettante combina la rapidità del cloro libero e la persistenza del bromo libero, particolarmente stabile a pH alti tipici delle piscine.
Dose tipica: Piscine pubbliche e centri benessere: 2–5 mg/L di alogeno totale (Cl + Br) con residuo target 3–6 mg/L
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Prima di scegliere un trattamento conviene sapere cosa c'è nell'acqua: carica batterica, ferro, torbidità e cloro residuo cambiano la tecnologia adatta. Il laboratorio analizza il campione e ti indica quali valori tenere d'occhio.