Ipoclorito di calcio
Solido granulare o in pastiglie che, sciolto in acqua, libera acido ipocloroso (HOCl) e idrossido di calcio. Stessa specie battericida dell'ipoclorito di sodio ma più stabile nel tempo.
Dosaggio tipico
0,2–1,0 mg/L di cloro libero per uso potabile; 0,7–1,5 mg/L di cloro libero attivo in vasca per le piscine (Accordo Stato-Regioni 16/01/2003); dosi più alte e tempi di contatto lunghi per la disinfezione d’urto di pozzi e serbatoi, seguita da risciacquo.
CT-value
Equivalente all'ipoclorito di sodio a parità di cloro libero rilasciato: E. coli e la maggior parte dei batteri vengono inattivati con CT molto bassi, Giardia richiede CT molto più alti (tabelle EPA in funzione di pH e temperatura), Cryptosporidium è praticamente resistente.
Residuo
Per l'acqua potabile il D.Lgs. 18/2023 indica come valore consigliato un cloro residuo libero di 0,2 mg/L al punto di consegna. Il prodotto rilascia anche Ca2+, contribuendo alla durezza dell'acqua.
Costo indicativo
Il costo del prodotto per metro cubo trattato è basso, simile a quello dell’ipoclorito di sodio. Le voci che pesano di più sono il dosatore, la gestione dei residui solidi e i controlli del cloro residuo.
Sottoprodotti (DBP) generati
- Trialometani (THM)
- Acidi aloacetici (HAA5)
- Aumento di durezza calcica (rilascio Ca2+)
- Eventuali residui di calce indisciolta
Efficacia microbiologica
| Categoria | Efficacia |
|---|---|
| Batteri (E. coli, coliformi, Pseudomonas, Legionella) | Eccellente |
| Virus (rotavirus, norovirus, adenovirus, enterovirus) | Buona |
| Protozoi (Giardia, Cryptosporidium) | Limitata |
| Biofilm consolidati | Media |
Stesso profilo dell'ipoclorito di sodio ma con maggiore facilità logistica per piccoli volumi e situazioni di emergenza.
Principio chimico
L'ipoclorito di calcio è un solido cristallino bianco contenente il 65–70 % di cloro attivo. Sciolto in acqua, dà luogo alla stessa chimica dell'ipoclorito di sodio: ione ipoclorito in equilibrio con acido ipocloroso, governato dal pH. La differenza pratica è il rilascio contemporaneo di idrossido di calcio, che alza leggermente il pH e introduce ioni Ca2+ nella soluzione.
Per acque già dure il contributo di calcio è in genere trascurabile; per acque addolcite o per piccoli volumi può essere significativo. Quando l'obiettivo è semplicemente disinfettare pochi metri cubi in un pozzo o in un serbatoio, la maggiore facilità di manipolazione del solido rende l'ipoclorito di calcio preferibile alla soluzione di NaClO.
Modalità d'uso
Per uso continuo si impiegano dosatori a erosione: il flusso d'acqua attraversa una camera contenente le pastiglie, sciogliendone una quantità proporzionale alla portata. Per uso discontinuo (shock-clorazione) si scioglie il granulare in un secchio plastico, si lascia decantare il solido residuo e si versa la soluzione limpida nel pozzo o nel serbatoio.
- Stoccaggio in fusti chiusi, asciutti, lontani da combustibili
- Non miscelare mai con acidi, ammoniaca o sostanze organiche
- Utilizzare DPI (guanti, occhiali, maschera FFP2) durante il dosaggio
- Filtrare a valle se si forma precipitato di calce o residui granulari
Efficacia microbiologica
A parità di cloro libero rilasciato, l'efficacia microbiologica è identica a quella dell'ipoclorito di sodio. La cinetica di inattivazione segue la legge di Chick-Watson e dipende da concentrazione, tempo di contatto, pH e temperatura. Sui protozoi resistenti vale lo stesso limite: Cryptosporidium non è inattivabile in condizioni potabili.
In situazioni post-emergenza la regola pratica è dosare 1 mg/L di cloro libero, mantenere 30 minuti di contatto e verificare il residuo prima della distribuzione.
Sottoprodotti e tossicologia
I sottoprodotti sono gli stessi della clorazione liquida: trialometani e acidi aloacetici, regolamentati dal D.Lgs. 18/2023. Il rilascio di calcio non è tossicologicamente rilevante ma può precipitare in carbonato di calcio se l'acqua è anche ricca di bicarbonati, riducendo la disponibilità di cloro libero.
Vantaggi e svantaggi
I vantaggi logistici si pagano in termini di pulizia: i residui solidi richiedono pozzetti di sedimentazione o filtri a valle. Il rischio incendio è reale se il solido viene a contatto con materia organica (segatura, stracci sporchi di olio). Per impianti fissi di media e grande dimensione l'ipoclorito liquido resta la scelta industriale standard.
Quanto prodotto serve
Il calcolo parte dalla quantità di cloro da dosare. Con un titolo del 65-70 % di cloro attivo, per ottenere 1 mg/L di cloro in 1 m³ d'acqua servono circa 1,5 g di prodotto. Un pozzo con 2 m³ d'acqua nella colonna, per esempio, richiede circa 3 g di prodotto per ogni mg/L di cloro desiderato.
Il dato reale va sempre verificato con la misura del cloro libero dopo il tempo di contatto: sostanza organica, ferro e ammonio consumano cloro e possono rendere insufficiente la dose calcolata.
Quando usarlo
Indicato per piccoli acquedotti, pozzi privati, sanitizzazione di emergenza e disinfezione di piscine pubbliche. Sconsigliato dove il contributo di calcio costituisce un problema (acque per dialisi, acque per laboratorio, processi industriali sensibili) e dove i volumi giustificano il dosaggio liquido.
Inquadramento normativo
Il D.Lgs. 18/2023 richiede che reagenti e prodotti per il trattamento dell'acqua potabile siano idonei all'uso; l'ipoclorito di calcio è tra i disinfettanti impiegati. La UNI EN 900 ne fissa i requisiti di purezza. Per le piscine il riferimento è l'Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 con le norme regionali.
Dopo la disinfezione di un pozzo: cosa controllare
La clorazione d'urto elimina una contaminazione batterica momentanea, non la sua causa. Dopo il risciacquo, quando il cloro residuo è tornato a valori normali, conviene ripetere l'analisi microbiologica (coliformi, Escherichia coli, enterococchi). Se i batteri ricompaiono, il problema è strutturale: infiltrazioni dalla testa del pozzo, fosse settiche vicine, rivestimento danneggiato.
Se il pozzo è usato per bere, il controllo va completato con i parametri chimici di base, perché un pozzo vulnerabile ai batteri lo è spesso anche ai nitrati.
Vantaggi
- Più stabile della soluzione liquida se conservato all'asciutto e al fresco
- Trasporto e logistica più semplici rispetto alla soluzione liquida
- Adatto a interventi di emergenza (alluvioni, fuori rete)
- Titolo più alto per unità di peso (65–70 % di cloro attivo)
Svantaggi
- Aumenta la durezza dell'acqua (rilascio di Ca2+)
- Genera residui solidi che richiedono filtrazione a valle
- Reattivo con materiali organici: rischio incendio per stoccaggio improprio
- Innalzamento di pH dovuto al carattere basico (idrossido di calcio)
Quando usarlo
- Disinfezione di pozzi e serbatoi remoti
- Trattamento di emergenza in zone alluvionate
- Disinfezione di acque di piscina
- Sanitizzazione di reti idriche di piccoli acquedotti rurali
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 18/2023 — requisiti per reagenti e prodotti di trattamento delle acque destinate al consumo umano
- Accordo Stato-Regioni 16/01/2003 — requisiti igienico-sanitari delle piscine
- UNI EN 900 — ipoclorito di calcio per il trattamento di acque destinate al consumo umano
Approfondimenti
Domande correlate
Ultimo aggiornamento: 2026-10-20. Redazione tecnica 123Acqua — laboratorio qualificato, metodi validati conformi a norme tecniche (UNI EN ISO, EPA, ISTISAN).