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123Acqua
Pozzo privatoVeneto · 2024

Pozzo privato in zona rossa PFAS (Veneto): caratterizzazione completa e abbattimento

Settore
Pozzo privato
Regione
Veneto
Anno
2024
Durata progetto
4 mesi (caratterizzazione → progetto → verifica)

La sfida

Una famiglia residente in un comune della cosiddetta zona rossa PFAS della provincia di Vicenza utilizza l'acqua di un pozzo privato di 38 metri per uso potabile, irrigazione di un piccolo orto e abbeveraggio di animali da cortile. Dopo aver letto i comunicati della Regione Veneto sull'estensione delle aree contaminate, la famiglia ha deciso di commissionare al laboratorio un'analisi PFAS completa per valutare la sicurezza dell'acqua a uso domestico.

L'approccio analitico

Prelievo dal punto di consumo cucina e dal pozzo a monte dell'autoclave, in contenitori in PE specifici per PFAS (no Teflon, no caraffe filtranti pre-prelievo). Analisi LC-MS/MS per la determinazione dei 24 PFAS dell'allegato del D.Lgs. 18/2023 con limiti di quantificazione individuali a 1 ng/L. Confronto con i valori di parametro: somma di 24 PFAS ≤ 100 ng/L e somma PFOA + PFOS + PFNA + PFHxS ≤ 20 ng/L (PFAS prioritari).

I risultati delle analisi

La somma dei 24 PFAS misurati è risultata pari a 142 ng/L, con prevalenza di PFOA (78 ng/L), PFHxS (24 ng/L) e PFBA (18 ng/L). La somma dei 4 PFAS prioritari è risultata pari a 112 ng/L: oltre 5 volte il valore di parametro previsto dal decreto.

Le azioni intraprese

Studio di fattibilità per un impianto di abbattimento al punto di entrata dell'abitazione (point-of-entry) basato su filtrazione a carbone attivo granulare ad alte prestazioni, dimensionato per il consumo domestico (8 m³/giorno). Pianificazione delle sostituzioni periodiche delle cartucce e di un monitoraggio analitico semestrale del PFAS in uscita.

L'esito post-intervento

Dopo l'installazione dell'impianto, il primo controllo ha registrato PFAS totali in uscita inferiori a 5 ng/L, con i quattro composti prioritari sotto il limite di quantificazione. La famiglia ha integrato il monitoraggio con prelievi semestrali per intercettare l'esaurimento del letto filtrante.

Contesto

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono composti chimici di sintesi caratterizzati da elevata persistenza ambientale, mobilità nelle falde acquifere e tossicità cumulativa. In Veneto la contaminazione dell'acquifero ha interessato un'area di circa 200 chilometri quadrati a cavallo delle province di Vicenza, Verona e Padova, con una zona rossa nella quale i superamenti dei valori guida sono stati storicamente più significativi.

Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto valori di parametro espliciti per i PFAS nelle acque destinate al consumo umano: somma di 24 PFAS specificati ≤ 100 ng/L e somma di PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS (i quattro prioritari) ≤ 20 ng/L.

Problema iniziale

Il pozzo, scavato negli anni 70, non era mai stato analizzato per i PFAS. La famiglia aveva ricevuto in passato analisi microbiologiche e chimiche di base che non includevano questi composti, perché non previsti dalla normativa precedente. Le comunicazioni regionali sulla situazione della zona rossa hanno reso non più rinviabile la verifica.

Approccio analitico

Il prelievo è stato eseguito direttamente da personale del laboratorio per garantire la corretta procedura: contenitori in polietilene ad alta densità appositamente forniti, divieto di passaggio attraverso filtri o caraffe domestiche, etichettatura con catena di custodia tracciabile.

L'analisi è stata eseguita con cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), il metodo di riferimento per i PFAS in acqua. Il limite di quantificazione per ogni composto è stato impostato a 1 ng/L, ben al di sotto delle frazioni del valore di parametro raccomandate per il monitoraggio di conformità.

Risultati delle analisi

La somma dei 24 PFAS è risultata pari a 142 ng/L, superando di circa 1,4 volte il valore di parametro complessivo. Il dato più critico riguarda la somma dei quattro composti prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS), risultata pari a 112 ng/L contro un limite di 20 ng/L, ovvero oltre cinque volte il riferimento normativo.

Tra i singoli composti, PFOA spicca con 78 ng/L: si tratta di una sostanza inserita nella categoria dei composti cancerogeni di gruppo 1 dalla IARC nel 2023. Sono stati rilevati anche PFHxS (24 ng/L), PFBA (18 ng/L) e tracce di altri composti a catena corta.

Interventi attuati

La soluzione tecnica scelta è stata un impianto di abbattimento al punto di entrata, basato su due colonne in serie di carbone attivo granulare di tipologia ad alte prestazioni per PFAS (carbone vergine bituminoso con elevata superficie specifica). Il dimensionamento ha tenuto conto del consumo quotidiano della famiglia (circa 8 metri cubi al giorno tra uso potabile, sanitario e irriguo) e di un margine di sicurezza per garantire un tempo di contatto sufficiente.

Il piano di gestione ha previsto la sostituzione del primo letto a saturazione raggiunta (rilevata da analisi semestrale) e la rotazione del secondo letto in posizione di lead, con installazione di un nuovo letto in posizione di lag.

Verifica post-intervento

Il primo controllo analitico a valle dell'impianto, eseguito 30 giorni dopo l'installazione, ha registrato PFAS totali inferiori a 5 ng/L con i quattro composti prioritari tutti al di sotto del limite di quantificazione strumentale (< 1 ng/L ciascuno).

Il monitoraggio semestrale è stato concordato come strumento per anticipare l'esaurimento del letto filtrante: una rottura del fronte di adsorbimento (breakthrough) genera un rapido innalzamento dei composti a catena corta in uscita, che vengono trattenuti meno efficacemente dei composti a catena lunga.

Lezioni apprese

Vivere in zona rossa non equivale a sapere quale sia la concentrazione reale al proprio rubinetto: la falda è disomogenea e ogni pozzo necessita di una caratterizzazione individuale.

Il dimensionamento del trattamento deve partire dai dati analitici reali, non da soluzioni standard di mercato: un sotto-dimensionamento porta a saturazioni precoci e a falsi sensi di sicurezza.

Il monitoraggio a valle dell'impianto è parte integrante del trattamento, non un'opzione: senza misure periodiche non è possibile sapere quando il filtro va sostituito.

«Vivere in zona rossa significa convivere con un'incertezza quotidiana. Misurare con metodo accreditato e poi installare un trattamento dimensionato sui nostri consumi ci ha restituito serenità.»

Famiglia residente in un comune della zona rossa PFAS in provincia di Vicenza

Privacy e anonimizzazione

Cliente anonimizzato per pieno rispetto del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR). I dati numerici e le caratteristiche dell'impianto descritti sono rappresentativi di un intervento tipico realmente eseguito dal laboratorio: nessuna identificazione del cliente è possibile.

FAQ correlate

Aggiornato al 2026-05-03.