Da dove arriva e com'è l'acqua di Pesaro
Se a Pesaro senti un sapore di cloro nel bicchiere, la spiegazione sta nella fonte. La città beve soprattutto il fiume Metauro, prelevato nella zona degli invasi di San Lazzaro e Tavernelle e trattato nel potabilizzatore di San Francesco, a Colli al Metauro. Un'acqua di superficie richiede più passaggi di una sorgente: trattamento chimico-fisico, rifinitura su carboni attivi e disinfezione prima dell'immissione in rete. Marche Multiservizi indica per l'impianto un bacino di circa 225.000 persone; in città la fornitura è completata da alcuni pozzi.
Il cloro è quindi la traccia della disinfezione, non un segnale di cattiva qualità, e si attenua lasciando l'acqua qualche ora in una caraffa aperta in frigorifero. Più utile è sapere che la composizione può cambiare tra zone servite in prevalenza dal Metauro e zone che ricevono anche acqua di pozzo: per durezza e sali disciolti contano i dati del gestore per il tuo comune, non le medie regionali.
Dipendere soprattutto da un fiume rende il sistema più esposto. Nel 2017, secondo la relazione del gestore depositata alla Camera, la proliferazione di alghe nell'invaso di San Lazzaro mise in difficoltà il trattamento e si ricorse al pozzo del Burano, con prelievi fino a 300 litri al secondo. In un'estate di siccità successiva il sindaco ha limitato per ordinanza gli usi non essenziali dell'acqua potabile, ricordando che i sedimenti hanno ridotto a circa la metà la capacità degli invasi. Tra il 14 e il 16 agosto 2026 tre rotture dell'acquedotto principale, due a Bellocchi vicino a Fano, hanno lasciato per giorni diversi quartieri senz'acqua; il gestore le ha collegate ai movimenti del terreno dovuti alla siccità.
Resta aperto il capitolo delle falde urbane. Nel maggio 2026 un'interrogazione al Consiglio regionale ha chiesto notizie sui pozzi idropotabili di Pesaro e sul campo pozzi di Borgheria, citando una nota ARPAM del 2003 su superamenti di tricloroetilene e tetracloroetilene in alcuni pozzi comunali, e domandando a che punto siano oggi i monitoraggi. L'acqua distribuita in rete deve comunque rispettare i limiti del D.Lgs. 18/2023 ed è controllata dal gestore e dall'autorità sanitaria.
Dopo un'interruzione fai scorrere l'acqua finché torna limpida; con tubazioni molto vecchie bevi acqua fredda lasciata scorrere al mattino; pulisci con regolarità serbatoi e autoclavi installati per le emergenze. I controlli sulla rete non vedono che cosa succede nei tuoi tubi e nei tuoi serbatoi. Con l'analisi dell'acqua del rubinetto ricevi il kit in 24-48 ore, prelevi il campione a casa e il laboratorio qualificato ti invia il rapporto di prova in 5-7 giorni.