Da dove arriva e com'è l'acqua di Genova
A Genova il dubbio tipico nasce nei palazzi storici: tubi vecchi, un leggero odore di cloro, magari un neonato in casa. Per rispondere bisogna partire da dove viene l'acqua. La città beve in larga parte acqua superficiale raccolta in laghi artificiali dell'Appennino e gestita da IRETI S.p.A., del Gruppo Iren. Prima di entrare in rete viene potabilizzata: nell'impianto di Prato, ad esempio, decanta in vasche, attraversa filtri rapidi a sabbia e viene infine disinfettata con ipoclorito di sodio. Da qui il sapore di cloro che qualcuno avverte.
La riserva più importante è il lago del Brugneto, in alta Val Trebbia, oggi il maggiore serbatoio idrico della Liguria. La diga fu costruita dal Comune di Genova tra il 1956 e il 1959, quando gli acquedotti di fine Ottocento non bastavano più. Accanto ci sono la Busalletta, le cui acque, insieme a quelle prelevate dallo Scrivia, vengono trattate a Mignanego per lo storico acquedotto Nicolay, e Val Noci, a Montoggio, fonte principale della città fino agli anni Cinquanta.
Dipendere dalla pioggia significa che nelle annate secche il problema è la quantità, più che la qualità. Nel 2023 una mozione del Consiglio comunale ha richiamato la sofferenza idrica del Brugneto e nell'estate 2026 il lago era sotto la media stagionale, mentre i comuni piacentini della Val Trebbia chiedevano rilasci maggiori verso valle.
Nella vita di tutti i giorni contano due aspetti. Il primo è la torbidità temporanea: la carta del servizio dell'ambito genovese spiega che, quando l'erogazione riprende dopo lavori, l'acqua può uscire torbida per breve tempo; conviene lasciarla scorrere e segnalarlo al gestore se il fenomeno persiste. Il secondo è il tratto dopo il contatore. Il gestore controlla il piombo nella rete pubblica, ma nei palazzi storici del centro le tubazioni interne restano responsabilità dell'edificio. Se prepari il latte in polvere in uno stabile d'epoca, fai scorrere l'acqua dopo la notte di ristagno.
Durezza e mineralizzazione possono cambiare a seconda dell'impianto che serve il quartiere, quindi vale la pena chiedere al gestore i dati della propria zona; tubature, autoclavi e serbatoi condominiali aggiungono poi altre variabili. Per sapere cosa bevi davvero, un'analisi dell'acqua del rubinetto che includa metalli come il piombo e la durezza è il passo più diretto: prelievo a casa con il kit e rapporto di prova del laboratorio qualificato in 5-7 giorni. Se il dubbio riguarda tutto il palazzo, valuta l'analisi dell'acqua per il condominio.