Blog · Contaminanti emergenti
I PFAS sono i 'forever chemicals' dell'acqua: persistenti, bioaccumulabili, regolamentati dal D.Lgs. 18/2023 con limite 0,1 µg/L. Dove sono stati rilevati in Italia, quali sono i rischi e come fare un'analisi affidabile.
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti chimici di sintesi caratterizzati da legami carbonio-fluoro tra i più stabili in chimica organica, rendendoli virtualmente indistruttibili nell'ambiente e nelle catene alimentari — da qui il termine «forever chemicals». Sono stati prodotti su larga scala dagli anni '50 per le loro proprietà idrorepellenti: padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio AFFF, packaging alimentare. I più studiati sono PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS.
Con l'entrata in vigore del D.Lgs. 18/2023, dal 12 gennaio 2026 tutti i gestori del servizio idrico italiano sono obbligati a monitorare e rispettare i limiti vincolanti per i PFAS. Questa guida spiega dove sono stati rilevati in Italia, quali sono i rischi per la salute e come fare un'analisi affidabile.
Il caso italiano più noto è la contaminazione delle falde tra Vicenza, Padova e Verona riconducibile allo stabilimento Miteni di Trissino (VI), emersa pubblicamente nel 2013 dopo un'indagine del CNR-IRSA su incarico del Ministero dell'Ambiente. L'area interessata coinvolge oltre 350.000 abitanti e ha portato alla creazione di una zona rossa con sorveglianza sanitaria della popolazione esposta da parte della Regione Veneto.
Più recentemente, ARPA Piemonte ha individuato livelli significativi di PFAS nelle acque del bacino del Bormida e in zone della provincia di Alessandria connesse al sito Solvay-Spinetta Marengo. ARPA Lombardia ha mappato presenze sopra le soglie di attenzione lungo l'asta del Lambro e in alcuni acquiferi del Bresciano. Studi di ISS e ISPRA confermano che il fenomeno PFAS in Italia non è un problema regionale isolato ma una contaminazione diffusa a bassa concentrazione, legata sia a sorgenti puntuali industriali sia a deposizione atmosferica e usi storici.
Il D.Lgs. 18/2023, in attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184 e modificato dal correttivo D.Lgs. 102/2025, fissa due valori di parametro vincolanti per l'acqua destinata al consumo umano: la somma dei PFAS (30 molecole, 24 fino al 13 luglio 2026, ADV escluse) dal 12 gennaio 2026 e la somma dei 4 PFAS prioritari dal 13 luglio 2026:
| Parametro | Limite | Applicabilità | Riferimento normativo |
|---|---|---|---|
| Somma dei PFAS — 30 molecole, 24 fino al 13/07/2026, ADV escluse (Allegato I, Parte B) | 0,10 µg/L (100 ng/L) | 12 gennaio 2026 | D.Lgs. 102/2025 / Dir. UE 2020/2184 |
| Somma 4 PFAS prioritari (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) | 0,02 µg/L (20 ng/L) | 13 luglio 2026 | D.Lgs. 102/2025 |
| PFOA — classificazione cancerogena IARC | Gruppo 1 (cancerogeno per l'uomo) | Dal 2023 | IARC Monografia, 2023 |
| Dose settimanale tollerabile EFSA (PFOA+PFOS+PFNA+PFHxS) | 4,4 ng/kg peso corporeo/settimana | Dal 2020 | EFSA Opinion CONTAM, 2020 |
L'EFSA (European Food Safety Authority) nel 2020 ha pubblicato l'opinione scientifica che ha portato alla riduzione drastica della dose settimanale tollerabile per la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, fissandola a 4,4 ng/kg di peso corporeo. Le evidenze tossicologiche e epidemiologiche associano l'esposizione cronica ai PFAS a:
L'analisi affidabile dei PFAS richiede tecniche di altissima sensibilità. Lo standard internazionale di riferimento è la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), con metodi tipo EPA 533, EPA 537.1 o ISO 21675. Solo questa tecnica permette di quantificare i PFAS a livelli di nanogrammi per litro (ng/L), molto al di sotto del limite di legge.
Diffidare di test "casalinghi" o strisce reattive: nessun test rapido è in grado di rilevare PFAS a livelli rilevanti. L'analisi va eseguita esclusivamente in laboratorio qualificato, con catena di custodia documentata, su campioni raccolti in flaconi specifici (HDPE, mai vetro) per evitare contaminazioni di laboratorio.
Se l'analisi rivela presenza di PFAS sopra le soglie di attenzione, esistono trattamenti documentati efficaci, tutti ben caratterizzati nelle linee guida US EPA e nei pareri ISS:
Un risultato positivo non equivale automaticamente a un rischio acuto, ma richiede azioni proporzionate alla concentrazione rilevata. In linea generale: per acqua di rete, segnalare al gestore e all'ASL competente; per acqua di pozzo, sospendere il consumo umano fino all'installazione di un trattamento adeguato; per attività con somministrazione a terzi (ristoranti, B&B, aziende alimentari) sospendere l'uso dell'acqua per scopi alimentari, comunicare ad ASL e procedere con bonifica documentata.
In caso di esposizione prolungata documentata è opportuno parlarne con il proprio medico curante, soprattutto in famiglie con bambini piccoli o donne in gravidanza. Le Regioni con piani di sorveglianza PFAS attivi (in primis Veneto) prevedono controlli ematici gratuiti per la popolazione residente nelle aree rosse.
L'analisi PFAS (metodo validato LC-MS/MS) è oggi la verifica più importante che un proprietario di pozzo, un'azienda agricola o un cittadino con dubbi possa eseguire. Il nostro pacchetto dedicato copre la somma dei 20 PFAS regolamentati dal D.Lgs. 18/2023 con metodo LC-MS/MS e rapporto di prova utilizzabile come documentazione tecnica nei limiti delle prove eseguite e della modalità di campionamento, kit di campionamento spedito gratis e ritiro tramite corriere refrigerato.
Per vedere come si gestisce in pratica un superamento, il caso studio del pozzo in zona rossa PFAS del Veneto documenta un intervento reale dal primo referto alla bonifica; per un quadro d'insieme scaricabile c'è il prontuario PFAS Italia in ebook.
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