Vai al contenuto
Logo
123Acqua

Blog · Contaminanti emergenti

PFAS nell'acqua: limiti, rischi e cosa fare prima del 12 gennaio 2026

Dal 12 gennaio 2026 sono pienamente operativi i nuovi limiti UE sui PFAS nell'acqua potabile. Scopri cosa sono, dove sono stati rilevati in Italia e come fare un'analisi affidabile.

Dott. Chimica Analitica4 min lettura

I PFAS — sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche — sono al centro della cronaca ambientale e sanitaria italiana da oltre un decennio. Con l'entrata in vigore della Direttiva UE 2020/2184 e del D.Lgs 18/2023, dal 12 gennaio 2026 in tutta Italia i gestori del servizio idrico devono rispettare limiti vincolanti per queste sostanze e l'analisi PFAS diventa parte ordinaria del controllo dell'acqua potabile. Questa guida spiega in modo chiaro cosa sono i PFAS, dove sono stati rilevati nelle nostre regioni, quali sono i rischi per la salute e — soprattutto — come capire se l'acqua di casa, del pozzo o della propria attività è sicura.

Cosa sono i PFAS

I PFAS sono una vastissima famiglia di composti chimici di sintesi (oltre 4.700 secondo l'OCSE) caratterizzati da catene di carbonio in cui gli atomi di idrogeno sono sostituiti da fluoro. Il legame carbonio-fluoro è uno dei più stabili in chimica organica: per questo i PFAS sono noti come "forever chemicals", sostanze quasi indistruttibili nell'ambiente e capaci di accumularsi negli organismi viventi.

Sono stati prodotti su larga scala dagli anni '50 per le loro proprietà tensioattive, idrorepellenti e oleorepellenti: padelle antiaderenti, tessuti tecnici impermeabili, schiume antincendio, packaging alimentare, vernici, semiconduttori. I più studiati e regolamentati sono PFOA (acido perfluoroottanoico), PFOS (acido perfluoroottansolfonico), PFNA, PFHxS e PFBS.

La contaminazione in Italia: Veneto, Piemonte, Lombardia

Il caso italiano più noto è la contaminazione delle falde tra Vicenza, Padova e Verona riconducibile allo stabilimento Miteni di Trissino (VI), emersa pubblicamente nel 2013 dopo un'indagine del CNR-IRSA su incarico del Ministero dell'Ambiente. L'area interessata coinvolge oltre 350.000 abitanti e ha portato alla creazione di una zona rossa con sorveglianza sanitaria della popolazione esposta da parte della Regione Veneto.

Più recentemente, ARPA Piemonte ha individuato livelli significativi di PFAS nelle acque del bacino del Bormida e in zone della provincia di Alessandria connesse al sito Solvay-Spinetta Marengo. ARPA Lombardia ha mappato presenze sopra le soglie di attenzione lungo l'asta del Lambro e in alcuni acquiferi del Bresciano. Studi di ISS e ISPRA confermano che il fenomeno PFAS in Italia non è un problema regionale isolato ma una contaminazione diffusa a bassa concentrazione, legata sia a sorgenti puntuali industriali sia a deposizione atmosferica e usi storici.

I limiti del D.Lgs 18/2023: cosa cambia dal 12 gennaio 2026

Il D.Lgs 18/2023, in attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184, fissa due limiti per l'acqua destinata al consumo umano:

  • PFAS — Somma di 20 sostanze: 0,1 µg/L (100 ng/L)
  • PFAS Totali (somma di tutti i PFAS quantificabili con metodo idoneo): 0,5 µg/L (500 ng/L)
  • Applicabilità piena: 12 gennaio 2026

Effetti dei PFAS sulla salute

L'EFSA (European Food Safety Authority) nel 2020 ha pubblicato l'opinione scientifica che ha portato alla riduzione drastica della dose settimanale tollerabile per la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, fissandola a 4,4 ng/kg di peso corporeo. Le evidenze tossicologiche e epidemiologiche associano l'esposizione cronica ai PFAS a:

  • Aumento del colesterolo totale e LDL
  • Riduzione della risposta anticorpale ai vaccini, in particolare nei bambini
  • Alterazioni della funzionalità tiroidea
  • Effetti su sviluppo fetale e peso alla nascita
  • Aumento del rischio di alcuni tumori (PFOA classificato dalla IARC nel Gruppo 1 nel 2023)

Come si analizzano i PFAS: metodo LC-MS/MS

L'analisi affidabile dei PFAS richiede tecniche di altissima sensibilità. Lo standard internazionale di riferimento è la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), con metodi tipo EPA 533, EPA 537.1 o ISO 21675. Solo questa tecnica permette di quantificare i PFAS a livelli di nanogrammi per litro (ng/L), molto al di sotto del limite di legge.

Diffidare di test "casalinghi" o strisce reattive: nessun test rapido è in grado di rilevare PFAS a livelli rilevanti. L'analisi va eseguita esclusivamente in laboratorio accreditato ISO/IEC 17025, con catena di custodia documentata, su campioni raccolti in flaconi specifici (HDPE, mai vetro) per evitare contaminazioni di laboratorio.

Trattamenti efficaci: GAC, scambio ionico, osmosi inversa

Se l'analisi rivela presenza di PFAS sopra le soglie di attenzione, esistono trattamenti documentati efficaci, tutti ben caratterizzati nelle linee guida US EPA e nei pareri ISS:

  • Carbone Attivo Granulare (GAC): efficace soprattutto sui PFAS a catena lunga (PFOA, PFOS); meno performante sui PFAS a catena corta. Richiede rigenerazione periodica
  • Resine a Scambio Ionico: alta efficienza anche su PFAS a catena corta, costo del materiale superiore
  • Osmosi Inversa (RO): rimozione superiore al 95-99% di tutti i PFAS, è il trattamento gold standard per uso domestico (sotto-lavello)
  • Nanofiltrazione: alternativa all'RO, simile efficacia, minor consumo energetico

Cosa fare se il referto è positivo

Un risultato positivo non equivale automaticamente a un rischio acuto, ma richiede azioni proporzionate alla concentrazione rilevata. In linea generale: per acqua di rete, segnalare al gestore e all'ASL competente; per acqua di pozzo, sospendere il consumo umano fino all'installazione di un trattamento adeguato; per attività con somministrazione a terzi (ristoranti, B&B, aziende alimentari) sospendere l'uso dell'acqua per scopi alimentari, comunicare ad ASL e procedere con bonifica documentata.

In caso di esposizione prolungata documentata è opportuno parlarne con il proprio medico curante, soprattutto in famiglie con bambini piccoli o donne in gravidanza. Le Regioni con piani di sorveglianza PFAS attivi (in primis Veneto) prevedono controlli ematici gratuiti per la popolazione residente nelle aree rosse.

Conclusione: ordina ora la tua analisi PFAS

L'analisi PFAS accreditata è oggi la verifica più importante che un proprietario di pozzo, un'azienda agricola o un cittadino con dubbi possa eseguire. Il nostro pacchetto dedicato copre la somma dei 20 PFAS regolamentati dal D.Lgs 18/2023 con metodo LC-MS/MS e referto opponibile, kit di campionamento spedito gratis e ritiro tramite corriere refrigerato.

Termini del glossario

Domande frequenti

Posso bere acqua del rubinetto se contiene PFAS sotto i limiti?

Sotto i limiti del D.Lgs 18/2023 l'acqua è considerata conforme. L'OMS e l'EFSA invitano comunque a minimizzare l'esposizione, perché i PFAS sono persistenti e bioaccumulabili: sotto le soglie di legge non c'è motivo di allarme acuto, ma in aree con storicità di contaminazione un trattamento domestico (osmosi inversa) può essere una scelta prudente.

I filtri a caraffa eliminano i PFAS?

Le comuni caraffe filtranti a carbone attivo non sono testate né certificate per la rimozione dei PFAS a livelli inferiori al microgrammo/litro. Per una rimozione affidabile servono sistemi a osmosi inversa, GAC sotto-lavello con specifica certificazione NSF/ANSI 53 o NSF/ANSI 58 per PFAS, o resine a scambio ionico dedicate.

Quanto costa un'analisi PFAS in Italia?

Il prezzo di un'analisi PFAS accreditata su 20 composti (somma D.Lgs 18/2023) si colloca tipicamente nell'intervallo 120-280 €, secondo metodologia e numero di composti ricercati. Diffidare di offerte sotto i 60 € che spesso utilizzano metodiche non accreditate o coprono solo 2-4 PFAS.

Devo analizzare i PFAS se vivo lontano dalle aree rosse?

I PFAS sono ubiquitari per deposizione atmosferica e per il riutilizzo storico in tantissimi prodotti. Per acqua di acquedotto è sufficiente consultare i dati pubblicati dal proprio gestore. Per acqua di pozzo privato è prudente includere i PFAS almeno una volta nel ciclo di analisi triennale, soprattutto se la falda è superficiale.

I PFAS si eliminano bollendo l'acqua?

No. I PFAS sono termostabili: la bollitura non li degrada e anzi può aumentarne la concentrazione per evaporazione dell'acqua. L'unica via efficace è l'utilizzo di trattamenti dedicati (RO, GAC, scambio ionico) o l'uso di acqua imbottigliata/da fonte certificata sicura.

L'agricoltore che usa acqua di pozzo per irrigazione deve preoccuparsi?

Sì. Studi di ISS e ARPA Veneto hanno documentato l'accumulo di PFAS in alcune produzioni vegetali e zootecniche irrigate o abbeverate con acqua contaminata. Per chi ha pozzo privato a uso agricolo è raccomandata un'analisi PFAS in fase iniziale e ogni 2-3 anni, con focus su PFOA, PFOS, PFNA e PFHxA.

Quando arriva il referto?

L'analisi PFAS accreditata richiede tipicamente 7-14 giorni lavorativi dal ricevimento del campione, perché il metodo LC-MS/MS prevede preparazione SPE, taratura giornaliera, blank di controllo e validazione dei risultati. I laboratori che promettono referti in 24-48 ore raramente sono accreditati ISO 17025 per i PFAS.

Articoli correlati