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Blog · Contaminanti emergenti

Microplastiche nell'acqua potabile: rischio reale o allarme?

Le microplastiche fanno notizia, ma cosa sappiamo davvero del rischio nell'acqua potabile? Studi, fonti, normative e cosa puoi fare oggi.

Dott. Chimica Analitica4 min lettura

Le microplastiche — particelle plastiche di dimensione inferiore a 5 mm — sono diventate un tema centrale del dibattito sull'acqua potabile a partire dal 2018, quando lo studio commissionato da Orb Media e condotto dalla State University of New York ha rilevato microplastiche nell'83% di 159 campioni di acqua di rubinetto provenienti da 14 nazioni. Da allora ISS, OMS, EFSA hanno pubblicato pareri e linee guida. Vediamo dove siamo nel 2026: cosa sappiamo davvero, cosa dicono normative e metodi, cosa puoi fare in concreto.

Cosa sono e come si classificano

Le microplastiche si classificano per dimensione, origine e forma. L'OMS nel report 'Microplastics in drinking water' (2019, aggiornato 2022) le suddivide in:

  • Macroplastiche: > 5 mm
  • Microplastiche: 1 µm – 5 mm
  • Nanoplastiche: < 1 µm (le più discusse, attraversano potenzialmente le barriere biologiche)
  • Primarie (prodotte già piccole: microsfere cosmetici, pellet industriali) vs secondarie (frammentazione di plastiche più grandi)
  • Forme: frammenti, fibre, sferule, frammenti irregolari
  • Polimeri prevalenti: polietilene (PE), polipropilene (PP), polistirene (PS), PET, poliammide (PA, fibre tessili)

Cosa dicono gli studi italiani e internazionali

L'evidenza scientifica è in rapida evoluzione. Sintesi dei principali studi:

  • Orb Media + SUNY 2018: microplastiche in 83% di campioni rubinetto globali, 94% in USA
  • ISS-Italia 2019: rilevazione in acque imbottigliate PET, valori medi 0-50 particelle/L
  • OMS Report 2019/2022: 'evidenza limitata' di rischio sanitario diretto, ma raccomanda principio precauzione
  • EFSA 2016: studio preliminare, considerato non sufficiente per definire un TDI
  • Ricerca Università di Catania (2024): nano-plastiche rilevate in acque trattate, sotto i limiti di rilevazione classici
  • Studio The Lancet 2022: presenza di microplastiche in sangue umano (per la prima volta) — non causale

Da dove arrivano le microplastiche nell'acqua

Le fonti sono multiple e convergono nelle reti idriche e nelle bottiglie:

  • Rilascio dalle bottiglie in PET: alcune ricerche stimano 50-300 particelle/L in acqua minerale, fortemente dipendenti da temperatura e tempo di scaffale
  • Lavaggio di tessuti sintetici (microfibre): principale sorgente nelle acque reflue domestiche
  • Abrasione pneumatici: sorgente significativa nei drenaggi urbani
  • Frammentazione di rifiuti plastici in mare e laghi: le acque superficiali captate per uso potabile possono contenerne
  • Cosmetici con microsfere (vietate in Italia dal 2020 per i risciacquati)
  • Vernici e rivestimenti edili

La normativa: nessun limite cogente nel 2026

A maggio 2026 non esiste ancora un limite numerico cogente per microplastiche nell'acqua potabile italiana o europea. Stato dell'arte:

  • Direttiva UE 2020/2184 (recepita dal D.Lgs 18/2023): include microplastiche nell'elenco di sostanze emergenti da monitorare ('watch list')
  • Commissione EU: lavori per metodo armonizzato di analisi entro il 2027
  • OMS: nessun valore guida, raccomandazione di sorveglianza
  • Italia: ISS sta sviluppando metodi standardizzati con ARPA
  • California: prima al mondo a richiedere monitoraggio obbligatorio (legge SB 1422, 2018)

Come si analizzano

L'analisi delle microplastiche è complessa e non standardizzata. Le tecniche più usate:

  • Filtrazione su membrana (gold-ribbon: argento) di volumi fino a 100 L
  • Microscopia ottica per conteggio e classificazione morfologica
  • Spettroscopia FTIR (infrarosso) o Raman per identificare il polimero
  • Pyr-GC/MS per quantificazione di massa
  • Limiti di rilevabilità: in genere 1-20 µm con FTIR; nanoplastiche richiedono SEM-EDX
  • Costo: 200-500 € per un campione (specialistico)

Strategie di riduzione

In attesa di un quadro normativo definitivo, alcune azioni concrete riducono l'esposizione:

  • Preferire acqua di rubinetto controllata: in genere ha meno microplastiche delle bottiglie PET
  • Se usi bottiglie, preferire vetro a rendere
  • Non lasciare bottiglie PET al sole o in auto: il calore favorisce il rilascio
  • Filtri a osmosi inversa: rimozione 90-99% delle microplastiche
  • Filtri a carbone attivo a blocco con porosità ≤ 0,5 µm: efficaci sulle microplastiche più grandi
  • Non riutilizzare bottiglie PET monouso
  • Preferire detergenti senza microplastiche e tessuti naturali

Perché monitorare comunque

Anche se il rischio sanitario diretto da microplastiche nell'acqua potabile è oggi considerato 'basso' dall'OMS, due ragioni rendono utile interessarsene:

  • Le nanoplastiche (<1 µm) sono ancora poco caratterizzate e potrebbero attraversare barriere biologiche
  • Le microplastiche fungono da carrier per altri inquinanti (PFAS, pesticidi, additivi plastici come bisfenolo A e ftalati)
  • Il monitoraggio è la base per costruire i limiti normativi futuri
  • Per le strutture turistico-ricettive, è una richiesta crescente di clienti consapevoli

Conclusione

Le microplastiche non sono un'emergenza sanitaria immediata, ma sono una preoccupazione legittima e crescente. Il modo migliore di affrontarle oggi è ridurre l'esposizione (vetro, filtri appropriati) e sostenere la ricerca di metodi standardizzati e limiti normativi. Per chi vuole approfondire, 123Acqua offre analisi specialistiche di contaminanti emergenti su richiesta. Iniziamo dalla base: un'analisi standard ti dice già molto della qualità della tua acqua, e prepara il terreno per indagini più mirate.

Termini del glossario

Domande frequenti

L'acqua del rubinetto contiene microplastiche?

Probabilmente sì, in concentrazioni in genere inferiori rispetto alle bottiglie in PET. Gli studi italiani disponibili indicano valori molto variabili (da 0 a decine di particelle per litro). L'OMS al 2026 non considera questa esposizione un rischio sanitario significativo, ma raccomanda monitoraggio.

L'acqua minerale ha più microplastiche del rubinetto?

Diversi studi indipendenti hanno rilevato in acque minerali in PET concentrazioni superiori a quelle del rubinetto, soprattutto se le bottiglie sono state esposte a calore o conservate a lungo. Il vetro a rendere riduce significativamente questo rischio.

Bollire l'acqua elimina le microplastiche?

No, anzi: studi recenti su acque calcaree mostrano che la bollitura può intrappolare alcune microplastiche nei depositi di calcare, ma non le elimina dal liquido. La rimozione effettiva richiede filtrazione meccanica fine o osmosi inversa.

Esiste un limite di legge per le microplastiche?

Nel 2026 nessun limite numerico cogente né in Italia né nell'UE. Il D.Lgs 18/2023 le include nella 'watch list' di sostanze da monitorare. La Commissione EU sta lavorando a un metodo armonizzato e a un possibile limite entro il 2027.

Posso far analizzare le microplastiche nella mia acqua?

Sì, ma è un'analisi specialistica con costi 200-500 € e tempi di refertazione 3-4 settimane. Ha senso solo per chi ha una motivazione specifica (filiera alimentare premium, comunicazione di marketing, ricerca). Per la maggior parte degli usi domestici l'analisi standard chimica e microbiologica è prioritaria.

I filtri a caraffa rimuovono le microplastiche?

I filtri a carbone attivo granulare delle caraffe rimuovono solo parzialmente le microplastiche più grandi (> 5-10 µm). I sistemi più efficaci sono i filtri a blocco di carbone (porosità ≤ 0,5 µm) e l'osmosi inversa.

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