Blog · Normativa
Le fioriture di cianobatteri nei laghi italiani sono in aumento. La microcistina-LR è ora un parametro di legge: ecco perché è importante e come si misura.
I cianobatteri (un tempo chiamati "alghe verdi-azzurre") sono microrganismi presenti naturalmente in laghi, fiumi e bacini artificiali. In condizioni di temperatura elevata, alta concentrazione di nutrienti e bassa circolazione dell'acqua possono moltiplicarsi rapidamente — fenomeno noto come fioritura algale o bloom — e produrre tossine, fra cui la microcistina-LR è la più studiata e tossica per il fegato.
Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto la microcistina-LR come nuovo parametro nelle acque destinate al consumo umano, con un valore di parametro pari a 1 µg/L. Il monitoraggio è obbligatorio nei sistemi che attingono da acque superficiali (laghi, invasi, fiumi) potenzialmente soggette a fioriture cianobatteriche. L'obbligo decorre dal 12 gennaio 2026 ed è uno dei capitoli più innovativi della direttiva UE 2020/2184.
Diversi grandi laghi italiani sono storicamente soggetti a fioriture cianobatteriche, monitorate da ARPA e ISPRA:
La microcistina-LR è classificata dalla IARC nel Gruppo 2B (possibile cancerogeno per l'uomo) e ha azione epatotossica acuta documentata. Esposizione cronica via acqua potabile è associata a danni epatici e potenziali effetti sul sistema gastrointestinale. L'OMS ha fissato il valore guida di 1 µg/L proprio per acque destinate al consumo umano, considerando un'assunzione di 2 litri al giorno per tutta la vita.
Per esposizioni ricreative (balneazione, sci nautico, immersioni in acque con bloom evidente) il rischio è diverso: contatto cutaneo e ingestione accidentale possono provocare irritazioni cutanee, congiuntiviti, gastroenteriti.
L'analisi della microcistina-LR richiede tecniche cromatografiche di alta sensibilità (HPLC con rivelatore UV o, meglio, LC-MS/MS) o saggi immunoenzimatici ELISA per uno screening rapido. I limiti di quantificazione devono essere ben sotto 1 µg/L per essere utili nei confronti del valore di legge. Per i gestori di acque superficiali è ormai parte integrante del monitoraggio. Per il consumatore privato, la verifica al rubinetto è di norma sufficiente solo se l'acquedotto attinge da fonte superficiale a rischio: nelle zone con falde sotterranee profonde la microcistina non è un parametro critico.
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