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Arsenico nell'acqua: regioni a rischio in Italia

L'arsenico nelle acque italiane non è una rarità: zone vulcaniche del Lazio e della Toscana ne contengono concentrazioni naturalmente elevate. Vediamo i numeri.

Dott. Chimica Analitica2 min lettura

L'arsenico nelle acque italiane non è un fenomeno marginale né esclusivamente legato a contaminazioni industriali. In larga parte è di origine geologica: rocce vulcaniche e idrotermali rilasciano arsenico nelle falde sotterranee da secoli, ben prima di qualunque attività umana. Il punto è che la sensibilità delle norme è cresciuta e ciò che era considerato accettabile decenni fa oggi non lo è più.

Il limite italiano: 10 µg/L

Il D.Lgs. 31/2001 e il successivo D.Lgs. 18/2023 fissano il limite di arsenico nelle acque destinate al consumo umano a 10 µg/L (microgrammi per litro). È un limite stringente che ha messo in difficoltà numerosi Comuni del centro Italia: nei primi anni 2000 e 2010 diversi territori hanno dovuto richiedere deroghe temporanee in attesa di adeguare gli impianti di potabilizzazione con tecnologie di abbattimento (adsorbimento su ossido di ferro, scambio ionico, coagulazione-filtrazione).

Regioni e aree di attenzione

Le aree con maggiore probabilità di superamenti naturali del limite sono:

  • Lazio: provincia di Viterbo (zone vulcaniche dei Monti Cimini, Vulsini, Sabatini), area cassinate, alcuni comuni del litorale
  • Toscana: Amiata, Senese, alcuni comuni del Grossetano e del Pisano
  • Campania: aree dei Campi Flegrei e flegreo-vesuviano
  • Lombardia: alcune aree dell'oltrepò pavese
  • Trentino: alcune valli a mineralizzazione naturale
  • Sardegna: aree di antica attività mineraria

Effetti sulla salute

L'arsenico inorganico è classificato dalla IARC come cancerogeno certo (Gruppo 1). Esposizione prolungata via acqua potabile è associata a: tumori della pelle, della vescica, del polmone, lesioni cutanee tipiche (iperpigmentazione, ipercheratosi), patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alterazioni dello sviluppo neurologico nei bambini esposti in utero.

Il rischio è dose-dipendente: a concentrazioni vicine al limite di 10 µg/L l'incremento di rischio è limitato, ma cresce in modo significativo per esposizioni a 20-50 µg/L per molti anni. Per questo l'OMS suggerisce, ove tecnicamente fattibile, di tendere a valori inferiori a 10 µg/L.

Come testarlo correttamente

L'analisi dell'arsenico richiede strumentazione ICP-MS o spettrofotometria ad assorbimento atomico in fornetto di grafite, con limiti di quantificazione idealmente sotto 1 µg/L. È sempre incluso nei profili chimici completi e nelle analisi di pozzo. Per le case servite da pozzo privato in una delle aree sensibili, una verifica iniziale e poi un controllo ogni 2-3 anni è la frequenza ragionevole; per chi è servito da acquedotto pubblico, in genere il controllo del gestore è sufficiente, salvo dubbi puntuali.

Termini del glossario

Domande frequenti

Posso bollire l'acqua per eliminare l'arsenico?

No, anzi: la bollitura concentra l'arsenico per evaporazione. La rimozione richiede tecnologie specifiche (osmosi inversa, adsorbimento su ferro, distillazione). I filtri a caraffa generalisti non sono efficaci sull'arsenico inorganico.

Vivo a Viterbo, devo preoccuparmi?

Numerosi Comuni del Viterbese hanno avuto storicamente acque con arsenico oltre 10 µg/L e hanno installato impianti di abbattimento. Il gestore pubblica i dati: se l'acquedotto è in regola, l'acqua è sicura. Per i pozzi privati in zona vale invece la pena fare un'analisi.

L'acqua minerale può contenere arsenico?

Sì, le acque minerali devono rispettare gli stessi limiti di arsenico. Il dato deve essere in etichetta nel "profilo analitico". Per acque a uso quotidiano è preferibile scegliere etichette con arsenico ben sotto i 10 µg/L.

Quanto costa analizzare l'arsenico?

Come parametro singolo 30-60 €. Conviene di norma includerlo in un profilo metalli pesanti o in un'analisi completa, con costo unitario inferiore. La sensibilità minima richiesta è almeno 1 µg/L per dare un risultato utile rispetto al limite.

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