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123Acqua
Gestori reti idriche, industrie, cittadini in zone rosse18 settembre 2025Durata: 58 min

PFAS nelle acque potabili: cosa cambia dal 2026

Relatore: Resp. tecnico 123Acqua

Il punto sui nuovi limiti PFAS introdotti dal D.Lgs. 18/2023, scadenze 2026, metodi di analisi LC-MS/MS e implicazioni per acquedotti, pozzi privati e filiera alimentare.

Punti chiave

  • Dal 12 gennaio 2026 si applicano i limiti PFAS sui 20 composti previsti dal D.Lgs. 18/2023.
  • Il limite di 0,1 µg/L per la somma dei 20 PFAS richiede metodi LC-MS/MS con LOQ adeguati.
  • I gestori devono pianificare il monitoraggio già nel 2025 per anticipare eventuali superamenti.
  • Il bollitore domestico non abbatte i PFAS: servono filtri a carbone attivo o resine specifiche.
  • Le ASL stanno aggiornando i piani di sorveglianza nelle zone rosse di Veneto, Piemonte e Lombardia.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione e quadro normativo europeo (Direttiva 2020/2184)
  2. 06:30Recepimento italiano: D.Lgs. 18/2023 e calendario applicativo
  3. 14:10I 20 PFAS regolamentati e il limite somma 0,1 µg/L
  4. 22:45Metodi analitici: LC-MS/MS, LOQ, validazione ISO 17025
  5. 32:00Cosa devono fare i gestori delle reti acquedottistiche
  6. 40:20Pozzi privati: quando preoccuparsi e quali analisi richiedere
  7. 48:15Sistemi di abbattimento: carboni attivi, resine, osmosi inversa
  8. 54:00Q&A con il pubblico
Sintesi della trascrizione

Il webinar si apre con la cornice europea: la Direttiva 2020/2184, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023, ha introdotto per la prima volta un limite vincolante per i PFAS nelle acque destinate al consumo umano. Il relatore ricorda che il valore di parametro è fissato a 0,1 µg/L come somma dei 20 composti elencati nell'allegato I, parte B, e che la scadenza del 12 gennaio 2026 segna il passaggio dal regime transitorio a quello pienamente operativo.

Viene poi illustrata la differenza tra PFAS a catena lunga (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) e a catena corta (PFBA, PFBS), spiegando perché le tecniche tradizionali non sono sufficienti. La sezione tecnica approfondisce la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), illustrando come 123Acqua valida il metodo in accreditamento ISO 17025 con limiti di quantificazione spesso inferiori a 0,002 µg/L per ogni singolo composto.

Una parte significativa della registrazione è dedicata agli enti gestori: il relatore propone una checklist pratica per pianificare il monitoraggio nel 2025, identificare i punti di prelievo critici (presa, uscita potabilizzatore, rete) e gestire un eventuale superamento. Si parla di trasparenza verso l'utenza, comunicazione con ASL e Regione e dell'importanza di avere già pronti i piani di intervento alternativi.

Il blocco dedicato ai pozzi privati chiarisce che, pur non essendo soggetti agli stessi obblighi delle reti pubbliche, i proprietari hanno responsabilità verso i conviventi e verso eventuali ospiti. Viene mostrato come interpretare un certificato che riporta il dettaglio per singolo composto e la somma totale, e quando è opportuno ripetere l'analisi dopo aver installato un sistema di abbattimento.

La sezione sui trattamenti spiega che i carboni attivi granulari (GAC) hanno buona efficienza sui PFAS a catena lunga ma rendimenti più bassi sulle catene corte; le resine a scambio anionico sono più costose ma più selettive; l'osmosi inversa è efficace ma richiede gestione del concentrato. Il relatore sottolinea che bollitura, filtri a brocca generici e addolcitori non riducono i PFAS.

Chiude la sessione un panorama sulle zone rosse del Veneto, del Piemonte (Alessandrino) e di alcune aree lombarde, con riferimenti agli studi epidemiologici in corso e alle linee guida ISS. Il messaggio finale è che il 2025 è l'anno per organizzarsi: chi rimanda al 2026 rischia di trovarsi senza dati storici al momento della prima rendicontazione obbligatoria.

Domande dal pubblico

Il mio acquedotto pubblicherà i dati PFAS nei rapporti annuali?
Sì, il D.Lgs. 18/2023 rafforza l'obbligo di trasparenza. I gestori devono mettere a disposizione degli utenti i risultati del monitoraggio, di norma sul portale dedicato all'acqua potabile.
Posso usare un kit fai-da-te per misurare i PFAS nell'acqua di pozzo?
No. I PFAS richiedono LC-MS/MS in laboratorio accreditato. I kit colorimetrici domestici non rilevano concentrazioni nell'ordine dei nanogrammi/litro previste dalla normativa.
Se il valore è 0,08 µg/L sono in regola?
Formalmente sì, perché sotto 0,1 µg/L. È però buona pratica indagare la fonte e ripetere il monitoraggio: valori prossimi al limite possono indicare contaminazione in evoluzione.
I filtri a carbone sotto il lavello sono certificati per i PFAS?
Solo alcuni modelli dichiarano la riduzione PFAS secondo standard NSF/ANSI 53 o 58. Verificate sempre la scheda tecnica e rispettate la frequenza di sostituzione del filtro.
Quanto costa un'analisi PFAS completa?
Dipende dal numero di composti e dalla matrice. Per un singolo punto di prelievo su acqua potabile il pacchetto 20 PFAS si colloca tipicamente nella fascia 150-250 €.

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Riferimenti

Domande frequenti correlate

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