PFAS nelle acque potabili: cosa cambia dal 2026
Relatore: Resp. tecnico 123Acqua
Il punto sui nuovi limiti PFAS introdotti dal D.Lgs. 18/2023, scadenze 2026, metodi di analisi LC-MS/MS e implicazioni per acquedotti, pozzi privati e filiera alimentare.
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Punti chiave
- Dal 12 gennaio 2026 si applicano i limiti PFAS sui 20 composti previsti dal D.Lgs. 18/2023.
- Il limite di 0,1 µg/L per la somma dei 20 PFAS richiede metodi LC-MS/MS con LOQ adeguati.
- I gestori devono pianificare il monitoraggio già nel 2025 per anticipare eventuali superamenti.
- Il bollitore domestico non abbatte i PFAS: servono filtri a carbone attivo o resine specifiche.
- Le ASL stanno aggiornando i piani di sorveglianza nelle zone rosse di Veneto, Piemonte e Lombardia.
Capitoli
- 00:00Introduzione e quadro normativo europeo (Direttiva 2020/2184)
- 06:30Recepimento italiano: D.Lgs. 18/2023 e calendario applicativo
- 14:10I 20 PFAS regolamentati e il limite somma 0,1 µg/L
- 22:45Metodi analitici: LC-MS/MS, LOQ, validazione ISO 17025
- 32:00Cosa devono fare i gestori delle reti acquedottistiche
- 40:20Pozzi privati: quando preoccuparsi e quali analisi richiedere
- 48:15Sistemi di abbattimento: carboni attivi, resine, osmosi inversa
- 54:00Q&A con il pubblico
Sintesi della trascrizione▼
Il webinar si apre con la cornice europea: la Direttiva 2020/2184, recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023, ha introdotto per la prima volta un limite vincolante per i PFAS nelle acque destinate al consumo umano. Il relatore ricorda che il valore di parametro è fissato a 0,1 µg/L come somma dei 20 composti elencati nell'allegato I, parte B, e che la scadenza del 12 gennaio 2026 segna il passaggio dal regime transitorio a quello pienamente operativo.
Viene poi illustrata la differenza tra PFAS a catena lunga (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) e a catena corta (PFBA, PFBS), spiegando perché le tecniche tradizionali non sono sufficienti. La sezione tecnica approfondisce la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), illustrando come 123Acqua valida il metodo in accreditamento ISO 17025 con limiti di quantificazione spesso inferiori a 0,002 µg/L per ogni singolo composto.
Una parte significativa della registrazione è dedicata agli enti gestori: il relatore propone una checklist pratica per pianificare il monitoraggio nel 2025, identificare i punti di prelievo critici (presa, uscita potabilizzatore, rete) e gestire un eventuale superamento. Si parla di trasparenza verso l'utenza, comunicazione con ASL e Regione e dell'importanza di avere già pronti i piani di intervento alternativi.
Il blocco dedicato ai pozzi privati chiarisce che, pur non essendo soggetti agli stessi obblighi delle reti pubbliche, i proprietari hanno responsabilità verso i conviventi e verso eventuali ospiti. Viene mostrato come interpretare un certificato che riporta il dettaglio per singolo composto e la somma totale, e quando è opportuno ripetere l'analisi dopo aver installato un sistema di abbattimento.
La sezione sui trattamenti spiega che i carboni attivi granulari (GAC) hanno buona efficienza sui PFAS a catena lunga ma rendimenti più bassi sulle catene corte; le resine a scambio anionico sono più costose ma più selettive; l'osmosi inversa è efficace ma richiede gestione del concentrato. Il relatore sottolinea che bollitura, filtri a brocca generici e addolcitori non riducono i PFAS.
Chiude la sessione un panorama sulle zone rosse del Veneto, del Piemonte (Alessandrino) e di alcune aree lombarde, con riferimenti agli studi epidemiologici in corso e alle linee guida ISS. Il messaggio finale è che il 2025 è l'anno per organizzarsi: chi rimanda al 2026 rischia di trovarsi senza dati storici al momento della prima rendicontazione obbligatoria.
Domande dal pubblico
Il mio acquedotto pubblicherà i dati PFAS nei rapporti annuali?▼
Posso usare un kit fai-da-te per misurare i PFAS nell'acqua di pozzo?▼
Se il valore è 0,08 µg/L sono in regola?▼
I filtri a carbone sotto il lavello sono certificati per i PFAS?▼
Quanto costa un'analisi PFAS completa?▼
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Riferimenti
Domande frequenti correlate
Cos'è il D.Lgs. 18/2023 sui PFAS?
Recepisce la Direttiva UE 2020/2184. Dal 12 gennaio 2026 fissa limiti per somma di 20 PFAS (0,1 µg/L) e PFAS totali (0,5 µg/L) in tutte le acque destinate al consumo umano.
Vivo in una "zona rossa" PFAS, cosa devo fare?
Nelle aree note (Veneto, Lombardia, Piemonte) è prudente analizzare l'acqua di pozzo e di rete almeno una volta. Abbiamo una mappa PFAS Italia consultabile gratuitamente.
Quale metodo usate per i PFAS?
Cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) con LOQ di 1-2 ng/L per ciascun composto, ben sotto i limiti normativi.
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