News · Normativa
La direttiva europea sulle acque potabili e il D.Lgs. 18/2023 cambiano gli obblighi anche per i piccoli acquedotti, comprese le forniture rurali e gli edifici isolati.
La direttiva (UE) 2020/2184 ha superato il principio della soglia minima sotto la quale gli acquedotti potevano considerarsi sostanzialmente esenti dagli obblighi più gravosi. Il messaggio è chiaro: anche i piccoli sistemi di approvvigionamento devono garantire un livello di sicurezza adeguato e una valutazione documentata del rischio, pur con strumenti proporzionati alla loro dimensione. Il testo della direttiva recepita in Italia è consultabile nella scheda normativa della direttiva (UE) 2020/2184.
Anche per i piccoli acquedotti viene chiesta una valutazione del rischio della filiera, anche in forma semplificata, e un piano di campionamento adeguato ai parametri sensibili dell'area (per esempio nitrati nelle zone agricole, arsenico in alcune aree vulcaniche, PFAS dove documentate sorgenti di contaminazione). La frequenza dei controlli rimane proporzionata al volume erogato, ma non scompare.
Particolare attenzione viene riservata alla trasparenza: gli utenti hanno diritto di conoscere la qualità dell'acqua che ricevono, anche quando il gestore è un soggetto diverso dal grande operatore pubblico.
Per i piccoli acquedotti diventa centrale appoggiarsi a un laboratorio in grado di gestire piani di campionamento ridotti ma rigorosi, con metodi di prova coerenti con i parametri di interesse e tempi di refertazione compatibili con la stagionalità delle attività ricettive e agricole. Per le forniture autonome di un agriturismo o di una struttura rurale, la verifica periodica è lo strumento più semplice per documentare la conformità.
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Il 2026 segna il primo banco di prova del D.Lgs. 18/2023: i gestori del servizio idrico devono aver completato la valutazione del rischio della filiera e attivato i nuovi piani di campionamento.
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Il decreto recepisce la direttiva (UE) 2020/2184 e introduce nuovi parametri, limiti più stringenti per il piombo e l'obbligo del Water Safety Plan.
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Il limite del piombo nelle acque potabili scende progressivamente da 10 a 5 µg/L entro il 2036. Una sfida soprattutto per i fabbricati storici con tubazioni datate.