Disinfezione ultravioletto (UV-C)
La radiazione ultravioletta C, intorno a 254 nm, danneggia il DNA e l’RNA dei microrganismi che attraversano la camera di irraggiamento e ne impedisce la riproduzione. Le sorgenti sono lampade a vapori di mercurio a bassa pressione o, per piccole portate, LED UV-C.
Cosa rimuove
- Batteri (Escherichia coli, coliformi, enterococchi, Pseudomonas)
- Virus enterici, con dosi adeguate
- Protozoi come Giardia e Cryptosporidium
Cosa NON rimuove
- Nitrati e nitriti
- Metalli e arsenico
- PFAS, pesticidi e solventi
- Sali disciolti e durezza
- Torbidità, ferro e manganese, che anzi riducono l’efficacia
- Batteri protetti nel biofilm a valle della lampada
Costo (CAPEX)
Dipende dalla portata: dai piccoli sistemi sotto lavello ai reattori per l’ingresso di casa, fino agli impianti per acquedotti. Per un pozzo va previsto anche il prefiltro e, se servono, i trattamenti per ferro e manganese.
Costo gestione (OPEX)
Sostituzione della lampada secondo le ore indicate dal produttore (spesso circa una volta l’anno in funzionamento continuo), pulizia periodica della guaina di quarzo, energia elettrica, verifiche analitiche.
Spazio richiesto
Un reattore cilindrico installato in linea sulla tubazione, con l’alimentatore elettrico a parete; serve spazio per estrarre la lampada e la guaina durante la manutenzione.
In breve
La lampada UV è la scelta tipica quando l’acqua è chimicamente buona ma a rischio microbiologico, come in molti pozzi e sorgenti private. Non aggiunge sostanze e non cambia il sapore, ma funziona solo con acqua limpida e non lascia una protezione residua lungo l’impianto: dopo la lampada l’acqua può ricontaminarsi.
Come funziona
L’efficacia dipende dalla dose, espressa in mJ/cm²: il prodotto tra l’intensità della radiazione e il tempo che l’acqua passa nella camera. A parità di lampada, più alta è la portata, più bassa è la dose. Per questo un sistema UV va dimensionato sulla portata massima reale dell’impianto.
I microrganismi non vengono rimossi né uccisi in senso stretto: vengono resi incapaci di riprodursi e quindi di causare infezione. Alcuni batteri possono riparare in parte i danni se esposti alla luce dopo il trattamento; anche per questo si lavora con margini di dose adeguati.
Dose e trasmittanza: cosa chiedere al fornitore
Lo standard statunitense NSF/ANSI 55 distingue la Classe A, con dose di almeno 40 mJ/cm², pensata per disinfettare acqua che può contenere microrganismi patogeni, e la Classe B, con 16 mJ/cm², solo come trattamento supplementare di acqua già potabile. In Europa la norma tecnica di riferimento per i dispositivi a lampade a bassa pressione negli edifici è la UNI EN 14897.
Batteri e protozoi come Cryptosporidium sono sensibili all’UV; alcuni virus, come gli adenovirus, richiedono dosi molto più alte. Per un pozzo esposto a infiltrazioni di scarichi va quindi valutato con il fornitore quale dose garantisce il sistema e se è dotato di sensore di intensità con allarme.
L’altra variabile è la trasmittanza UV dell’acqua (UVT a 254 nm): torbidità, ferro, manganese e sostanze organiche assorbono la radiazione e creano zone d’ombra dove i microrganismi passano indenni. Un’acqua di rete limpida ha in genere trasmittanza alta; un’acqua di pozzo può averla molto più bassa.
Pretrattamento
A monte della lampada serve quasi sempre un prefiltro per sedimenti. Se l’analisi mostra ferro o manganese elevati, vanno rimossi prima, perché si depositano sulla guaina e riducono la dose. Con acqua dura conviene controllare spesso la guaina, che si incrosta di calcare.
Manutenzione
La lampada perde potenza con le ore di funzionamento anche se continua ad accendersi: va sostituita alla scadenza indicata dal produttore, non quando si spegne. La guaina di quarzo va pulita periodicamente e sostituita se opaca o incrinata. Dopo ogni intervento sull’impianto o dopo un periodo di spegnimento conviene disinfettare la rete a valle, perché la lampada protegge solo l’acqua che la attraversa.
Quando ha senso e quando no
Ha senso per pozzi e sorgenti con contaminazione microbiologica occasionale, per strutture rurali come agriturismi e B&B serviti da una fonte propria, come barriera finale dopo filtri e serbatoi di accumulo.
Non ha senso come unico trattamento se l’acqua contiene nitrati, arsenico, PFAS o altri contaminanti chimici, né se è torbida. Con un impianto lungo e serbatoi a valle, la mancanza di un disinfettante residuo può richiedere misure aggiuntive. Per la Legionella negli impianti di acqua calda la lampada da sola non basta: la gestione segue la valutazione del rischio prevista dalle Linee Guida 2015.
Cosa analizzare
Prima di installare: Escherichia coli, coliformi, enterococchi e carica batterica per capire il problema; torbidità, ferro, manganese e durezza per dimensionare pretrattamenti e manutenzione. Dopo l’installazione: gli stessi parametri microbiologici al rubinetto, con l’obiettivo dell’assenza di Escherichia coli ed enterococchi in 100 mL, e una verifica periodica, ad esempio dopo il cambio lampada.
Riferimenti normativi
Le apparecchiature UV installate per trattare l’acqua potabile negli edifici rientrano nel D.M. 25/2012, che prevede tra l’altro informazioni all’utente e istruzioni di manutenzione. L’acqua trattata deve rispettare i valori del D.Lgs. 18/2023.
Specifiche tecniche
| Parametro | Range tipico | Unità |
|---|---|---|
| Lunghezza d’onda (lampade a bassa pressione) | 254 | nm |
| Dose NSF/ANSI 55 Classe A | ≥40 | mJ/cm² |
| Dose NSF/ANSI 55 Classe B | ≥16 | mJ/cm² |
| Escherichia coli dopo il trattamento (D.Lgs. 18/2023) | 0 | per 100 mL |
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Ultimo aggiornamento: 2026-10-20. Redazione tecnica 123Acqua — laboratorio di analisi delle acque.