ISO 14046
ISO 14046:2014 — Environmental management — Water footprint — Principles, requirements and guidelines
ISO 14046 non misura quanti litri d’acqua si usano, ma quale impatto ambientale ha quell’uso: considera sia la quantità d’acqua sottratta all’ambiente, pesata in base alla scarsità idrica del luogo, sia il peggioramento della qualità dell’acqua restituita. Lo studio segue le fasi della LCA (obiettivo e campo di applicazione, inventario, valutazione degli impatti, interpretazione) e, se viene comunicato all’esterno, richiede una revisione critica. È usata nei bilanci di sostenibilità e nelle dichiarazioni ambientali di prodotto.
Anno
2014
Organismo
ISO
Documenti chiave
4
Ambito di applicazione
Norma internazionale volontaria che fissa principi, requisiti e linee guida per valutare e comunicare la water footprint (impronta idrica) di prodotti, processi e organizzazioni, con l’approccio dell’analisi del ciclo di vita (LCA) di ISO 14040 e ISO 14044.
Documenti chiave
- ISO 14046:2014 — Water footprint
- ISO 14040:2006 e ISO 14044:2006 — Analisi del ciclo di vita (LCA)
- ISO/TR 14073 — Esempi illustrativi di applicazione della ISO 14046
- ISO 14025 — Etichette e dichiarazioni ambientali di tipo III (EPD)
Cos’è e chi lo emette
ISO 14046 è stata pubblicata nel 2014 dal comitato tecnico ISO/TC 207, che si occupa di gestione ambientale. In Italia è disponibile come UNI EN ISO 14046. È una norma volontaria: nessuna legge italiana obbliga a calcolare la water footprint.
Cosa misura, in pratica
Due aziende possono usare la stessa quantità d’acqua con impatti molto diversi: prelevare 1.000 m³ da una falda in un’area con scarsità idrica pesa più che prelevarli da un fiume abbondante, e restituire acqua ricca di nutrienti o metalli pesa più che restituirla pulita. La norma chiede di tenere conto di entrambe le dimensioni.
Per questo una water footprint secondo ISO 14046 si esprime con indicatori d’impatto (ad esempio scarsità idrica, eutrofizzazione, tossicità), non con un unico numero in litri. Se si riportano solo alcuni impatti, lo studio deve dichiararlo.
Quali dati servono
L’inventario raccoglie volumi prelevati e restituiti, da quale fonte e in quale bacino, e la qualità delle acque in ingresso e in uscita. Per un’azienda questo significa contatori, autorizzazioni allo scarico e analisi chimiche degli scarichi: parametri come azoto, fosforo, COD, solidi sospesi e metalli entrano nel calcolo degli impatti sulla qualità dell’acqua.
Analisi di laboratorio affidabili sulle acque prelevate e scaricate migliorano la qualità del dato primario; dove mancano, lo studio usa dati medi di banche dati, con maggiore incertezza.
Rapporto con la normativa italiana
La water footprint resta separata dagli obblighi di legge sugli scarichi (D.Lgs. 152/2006) e sulla qualità dell’acqua potabile (D.Lgs. 18/2023): rispettare quei limiti è un requisito a sé, che lo studio non sostituisce.
Nella rendicontazione di sostenibilità, gli standard europei collegati alla direttiva CSRD dedicano uno specifico tema alle acque e alle risorse marine; una water footprint costruita con ISO 14046 può essere una delle basi di quei dati.
Verifica e comunicazione
ISO 14046 non prevede un marchio. Se i risultati vengono comunicati al pubblico, ad esempio in etichetta o in un rapporto di sostenibilità, la norma richiede una revisione critica da parte di esperti indipendenti, come per gli studi LCA comparativi.