Da dove arriva e com'è l'acqua di Trieste
Chi guarda il Carso alle spalle della città immagina che l'acqua di Trieste nasca lì sotto. La quota principale, invece, arriva da lontano. Secondo uno studio dell'Università di Trieste, circa l'80% del volume distribuito viene dai pozzi artesiani del Basso Isonzo: il gestore attinge in particolare a quelli di San Pier d'Isonzo e privilegia prelievi da falde profonde oltre cento metri, acque naturalmente protette che richiedono trattamenti limitati. Il restante 20% circa appartiene al sistema carsico Reka-Timavo. Avere più fonti rende la rete ridondante, e lo si è visto con la siccità del 2022, che ha colpito duramente il Friuli Venezia Giulia: la città ha potuto contare su più punti di approvvigionamento.
La quota carsica si capta a San Giovanni di Duino, sede dell'acquedotto Randaccio, dalle sorgenti del Sardos e del Timavo. Sono acque dal carattere mutevole: gli studi della Commissione Grotte E. Boegan documentano che durante le piene il Timavo si intorbida, con più sostanze organiche e un calo improvviso di durezza e temperatura. Per questo AcegasApsAmga le tratta prima della distribuzione e punta soprattutto sulle fonti profonde.
E il calcare? Poiché prevale il contributo dei pozzi isontini, l'acqua di rete è descritta come oligominerale e di durezza medio-bassa, con piccole variazioni secondo il mix di fonti in uso. I risultati dei controlli confluiscono nel report annuale In buone acque, che per Trieste ha riportato oltre diecimila analisi svolte insieme all'autorità sanitaria; il gestore pubblica anche una pagina dedicata alla qualità dell'acqua cittadina.
Questi numeri descrivono però l'acqua immessa in rete, non quella del tuo bicchiere. Molti palazzi del centro storico hanno impianti datati, serbatoi condominiali o autoclavi, e nell'ultimo tratto l'acqua può cambiare: le tubazioni possono rilasciare metalli, i ristagni possono alterarla. A Trieste una rete ben controllata non basta a raccontare cosa succede nelle tubature del tuo palazzo.
Se abiti in uno stabile d'epoca o noti sapori e colori insoliti, ha senso controllare al rubinetto metalli e parametri microbiologici. Con il kit di autoprelievo fai il campione a casa seguendo le istruzioni e lo spedisci al laboratorio qualificato; il rapporto di prova arriva in 5-7 giorni. I controlli disponibili sono descritti nella pagina dedicata all'analisi dell'acqua del rubinetto.