Anche noto come: Spore di Clostridium perfringens
Batterio sporigeno indicatore di contaminazione fecale persistente, parametro D.Lgs. 31/2001 per acque trattate da fonti superficiali. Limite: assenza in 100 mL.
Clostridium perfringens è un batterio anaerobio sporigeno la cui forma sporulata sopravvive a lungo nell'ambiente e ai trattamenti di disinfezione, rendendolo un eccellente indicatore di contaminazione fecale pregressa e persistente.
Il D.Lgs. 31/2001 (Allegato I parte C) include le spore di Clostridium perfringens come parametro indicatore obbligatorio per le acque potabilizzate provenienti o influenzate da acque superficiali, con limite di assenza in 100 mL. La sua presenza segnala possibile inefficacia dei trattamenti di filtrazione.
Proprio perché le spore resistono alla disinfezione molto più di E. coli e degli altri indicatori, Clostridium perfringens funziona come 'tracciante' della tenuta della barriera di filtrazione: è considerato anche un indicatore surrogato di protozoi resistenti al cloro come Cryptosporidium e Giardia. Il suo riscontro in un'acqua trattata orienta quindi a verificare i processi fisici di rimozione (filtrazione, chiariflocculazione) più che il dosaggio del disinfettante.
Escherichia coli
Batterio indicatore di contaminazione fecale recente. La sua presenza in acqua potabile è incompatibile con la potabilità (limite: 0 UFC/100 mL).
Enterococchi
Batteri indicatori di contaminazione fecale particolarmente persistenti nell'ambiente acquatico. Limite acqua potabile: 0 UFC/100 mL.
Acqua superficiale
Acque dolci esposte all'atmosfera (laghi, fiumi, invasi). Disciplinate dal D.Lgs. 152/2006 per la protezione e dal D.Lgs. 31/2001 per la potabilizzazione.
Torbidità
Misura ottica delle particelle sospese che riducono la limpidezza dell’acqua, espressa in NTU. Valore di parametro: 1 NTU per acqua trattata e 4 NTU per sorgente non trattata.
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