Anche noto come: Acque superficiali, Corpo idrico superficiale
Acque dolci a contatto con l’atmosfera, come fiumi, laghi e invasi. Sono più variabili delle acque sotterranee e per diventare potabili richiedono trattamenti più complessi.
Le acque superficiali sono le acque interne che scorrono o ristagnano in superficie: fiumi, torrenti, laghi naturali e invasi artificiali. In Italia, secondo ISTAT, coprono circa il 16% dell’acqua prelevata per uso potabile, con un peso maggiore in alcune regioni, come la Sardegna, e nei grandi sistemi che attingono da laghi e bacini artificiali.
Sono più esposte delle falde: la qualità cambia con le stagioni, con le piogge e con quello che accade nel bacino (scarichi, dilavamento di terreni agricoli, fioriture algali). Il D.Lgs. 152/2006 classifica le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile in tre categorie, A1, A2 e A3, a cui corrispondono trattamenti di intensità crescente.
La potabilizzazione comprende di norma più passaggi: chiariflocculazione per rimuovere particelle e sostanza organica, filtrazione su sabbia o carbone attivo, ossidazione e disinfezione finale, spesso con cloro o biossido di cloro. Ogni fase lascia tracce che si ritrovano nei parametri da controllare.
Per questo nei controlli su acque di origine superficiale contano in particolare: torbidità e carbonio organico, alluminio residuo dei coagulanti, trialometani e cloriti come sottoprodotti della disinfezione, microcistina-LR nei bacini soggetti a fioriture di cianobatteri, spore di Clostridium perfringens come prova dell’efficacia della filtrazione verso protozoi come Cryptosporidium e Giardia.
Per chi riceve acqua di acquedotto il controllo sulla fonte spetta al gestore. All’utente conviene controllare l’acqua al rubinetto quando nota variazioni di odore o sapore di cloro, acqua torbida dopo eventi meteo intensi o lavori sulla rete, o quando ha in casa accumuli e serbatoi in cui l’acqua può restare ferma a lungo.
Acqua sotterranea
Acque contenute nel sottosuolo, nelle falde acquifere. Secondo ISTAT forniscono circa l’85% dell’acqua prelevata in Italia per uso potabile, attraverso pozzi e sorgenti.
Cloro residuo
Quota di disinfettante che rimane in acqua dopo il trattamento e protegge la rete. Non è un valore di parametro, ma in esercizio si raccomanda spesso circa 0,20 mg/L al punto d’uso.
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