Vai al contenuto
Logo
123Acqua
Batterio Gram-positivo

Enterococchi intestinali

Enterococcus spp.

Cocchi Gram-positivi indicatori di contaminazione fecale persistente. Limite D.Lgs. 18/2023: 0 UFC/100 mL nelle acque destinate al consumo umano.

Dose infettante

Variabile e generalmente alta per il soggetto sano; molto inferiore in immunodepressi e per ceppi resistenti agli antibiotici (vancomicino-resistenti, VRE).

Resistenza al cloro

Sensibile ma più resistente di E. coli: richiede CT di 1–2 mg·min/L per 2 log di inattivazione.

Metodo analitico di riferimento

ISO 7899-2:2000

Quadro sintetico

Reservoir
Intestino di mammiferi e uccelli, suoli, vegetazione, acque reflue.
Trasmissione
Oro-fecale tramite acqua o alimenti contaminati.
Sintomi
Le specie ambientali raramente causano gastroenterite; in soggetti vulnerabili possono determinare infezioni urinarie, batteriemie, endocarditi nosocomiali.
Sensibilità a UV
Inattivato a 8–12 mJ/cm² (4 log).
Sensibilità al calore
Maggiore termoresistenza dei coliformi: pastorizzazione a 72 °C per 15 secondi.
Limite normativo
D.Lgs. 18/2023, Allegato I, Parte A: 0 UFC/100 mL come parametro microbiologico inderogabile.

Identità microbica

Gli enterococchi intestinali sono cocchi Gram-positivi, ovoidali, disposti in coppie o catenelle corte, anaerobi facoltativi, catalasi-negativi, in grado di crescere in NaCl al 6,5% e a temperature comprese tra 10 e 45 °C. Le specie principali ricercate in acqua sono Enterococcus faecalis ed Enterococcus faecium.

Sono distinti dagli streptococchi fecali per la capacità di idrolizzare l’esculina in presenza di sali biliari e per la resistenza alle alte concentrazioni saline. Sopravvivono nell’ambiente più a lungo di E. coli e per questo sono utilizzati come indicatori di contaminazione fecale "datata".

Habitat e veicolo idrico

Si trovano in feci di umani e animali, liquami, sedimenti, suoli concimati, acque costiere e dolci. La loro maggiore resistenza ambientale rispetto a E. coli li rende utili per valutare contaminazioni meno recenti, condizioni avverse di trasporto o trattamenti incompleti.

Le vie di contaminazione idrica sono analoghe a quelle di E. coli: infiltrazione di liquami, scarichi zootecnici, biofilm in serbatoi non manutenuti, dilavamento dopo piogge intense.

Trasmissione

La trasmissione avviene per via oro-fecale attraverso acqua o alimenti contaminati. Pur non essendo enteropatogeni primari, gli enterococchi sono temuti in ambito clinico per le infezioni opportunistiche e per la diffusione di ceppi vancomicino-resistenti (VRE) negli ambienti ospedalieri.

L’acqua può fungere da via di disseminazione per geni di resistenza antibiotica: la presenza di enterococchi in reti idriche è quindi un indicatore epidemiologico di rilievo nell’ambito della sorveglianza One Health.

Dose infettante e sintomi

Gli enterococchi non sono patogeni gastrointestinali tipici: le infezioni si manifestano in soggetti immunodepressi, portatori di cateteri o protesi, pazienti chirurgici, anziani fragili. La dose infettante in queste popolazioni può essere bassa, dell’ordine di 10²–10⁴ cellule.

Le manifestazioni cliniche includono infezioni delle vie urinarie, batteriemie, endocarditi, infezioni di ferite chirurgiche, peritoniti. La diagnosi è colturale con identificazione di specie e antibiogramma.

Resistenza ai disinfettanti

Sono moderatamente resistenti al cloro libero: per ottenere una riduzione di 2 log occorre un CT di 1–2 mg·min/L a pH 7 e 5 °C, circa 4–5 volte superiore a quello richiesto per E. coli. La sensibilità a UV-C e ozono è elevata.

In presenza di biofilm e di particolato la resistenza apparente aumenta: per questo, in caso di non conformità, la disinfezione shock va sempre accompagnata da pulizia meccanica delle superfici interne dei serbatoi e da flushing della rete.

Metodi analitici accreditati

Il metodo di riferimento è la norma ISO 7899-2:2000 — filtrazione su membrana e coltivazione su terreno selettivo Slanetz-Bartley con conferma su agar bile-esculina-azide. Il laboratorio applica questo metodo in regime ISO 17025 per acque destinate al consumo umano.

Per acque di balneazione la ISO 7899-1 (MPN) è ammessa e prevista anche dalle direttive europee 2006/7/CE; per matrici complesse (sedimenti, fanghi) si utilizzano metodi MPN modificati.

Normativa

Il D.Lgs. 18/2023 fissa il limite di 0 UFC/100 mL nelle acque destinate al consumo umano. Il superamento è non conforme e richiede indagine immediata.

Per le acque di balneazione il D.Lgs. 116/2008 stabilisce limiti di 200 UFC/100 mL (eccellente) per acque dolci e 100 UFC/100 mL per acque marine, calcolati su percentile 95.

Prevenzione e controllo

La prevenzione segue gli stessi principi adottati per E. coli: protezione del captatore, disinfezione adeguata, manutenzione di serbatoi e impianti. In ambito sanitario è essenziale la sorveglianza degli impianti idrici per prevenire infezioni nosocomiali da enterococchi VRE.

In caso di rilevamento si raccomanda clorazione shock dell’impianto (50 mg/L per 12 ore o equivalente), flushing prolungato della rete, riparazione delle perdite e nuova analisi di conferma.

Metodi analitici

MetodoNormaLODLOQMatrice
Filtrazione su membrana – Slanetz-BartleyISO 7899-2:20001 UFC/100 mL1 UFC/100 mLAcqua potabile, di pozzo, di rete
MPN per acque di balneazioneISO 7899-1:1998< 1 MPN/100 mL1 MPN/100 mLAcque di balneazione

Riferimenti normativi e metodologici

  • D.Lgs. 18/2023 — Allegato I, Parte A
  • ISO 7899-1:1998
  • ISO 7899-2:2000
  • D.Lgs. 116/2008 (acque di balneazione)

Avvertenza

Contenuto divulgativo e tecnico-normativo: NON sostituisce un parere medico o microbiologico clinico. In caso di sospetta esposizione o sintomi rivolgersi al proprio medico curante o alla ASL di competenza.

Ultimo aggiornamento: 2026-05-03