Vibrione del colera
Vibrio cholerae
Bacillo Gram-negativo curvo agente del colera, malattia diarroica acuta a trasmissione idrica. Endemico in molte aree tropicali, occasionali importazioni in Italia.
Dose infettante
Elevata in soggetto sano (10⁸ cellule), molto inferiore in caso di acidità gastrica ridotta.
Resistenza al cloro
Molto sensibile: CT 0,2 mg·min/L sufficiente per 2 log di inattivazione.
Metodo analitico di riferimento
ISO 21872-1:2017
Quadro sintetico
- Reservoir
- Acque salmastre, estuari, plancton, intestino umano nei portatori.
- Trasmissione
- Oro-fecale tramite acqua e alimenti contaminati (frutti di mare crudi).
- Sintomi
- Diarrea profusa "ad acqua di riso", vomito, disidratazione rapida, shock ipovolemico se non trattata.
- Sensibilità a UV
- Inattivato a 5 mJ/cm² (4 log).
- Sensibilità al calore
- Distrutto a 60 °C in pochi minuti.
- Limite normativo
- Non incluso esplicitamente nei parametri di routine del D.Lgs. 18/2023; ricerca attivata in valutazione del rischio per acque importate o in scenari emergenziali. WHO: assenza in acqua potabile.
Identità microbica
Vibrio cholerae è un bacillo Gram-negativo curvo a virgola, mobile per flagello polare, alofilo, ossidasi-positivo. I sierogruppi causa di pandemie sono O1 (biotipi El Tor e classico) e O139. La virulenza è legata principalmente alla tossina colerica (CT) e al pilo TCP.
I ceppi non-O1/non-O139 sono comuni nelle acque costiere e possono causare gastroenteriti sporadiche e infezioni di ferite.
Habitat e veicolo idrico
V. cholerae è un abitante naturale di acque salmastre ed estuari, dove si associa a zooplancton (in particolare copepodi). In condizioni di scarsità nutrizionale entra in stato vitale ma non coltivabile (VBNC).
L’ingestione di acqua o alimenti contaminati da feci di portatori è la modalità di trasmissione delle epidemie. In Italia il colera è raro ma sono possibili casi importati e infezioni da acque costiere contaminate.
Trasmissione
La trasmissione è oro-fecale: acqua non potabile, frutti di mare crudi o poco cotti, alimenti irrigati con acqua contaminata. La trasmissione interumana diretta è rara perché la dose infettante è alta.
Le epidemie sono favorite da condizioni igieniche precarie, conflitti, calamità naturali e inadeguatezza dei sistemi di approvvigionamento idrico.
Dose infettante e sintomi
Nel soggetto sano la dose infettante orale è elevata (10⁸ cellule), ma scende drasticamente in caso di acloridria, gastrectomia o uso di antiacidi. L’incubazione è di poche ore fino a 5 giorni.
I sintomi vanno da forme asintomatiche a diarrea profusa "ad acqua di riso" con disidratazione massiva e shock; la mortalità non trattata supera il 50%, con terapia (reidratazione orale o endovenosa) scende a < 1%.
Resistenza ai disinfettanti
V. cholerae è altamente sensibile al cloro: la disinfezione standard delle reti idriche garantisce inattivazione completa. È sensibile anche al calore e alla radiazione UV.
La principale criticità è la presenza in stato VBNC, che può sfuggire ai metodi colturali tradizionali e richiede tecniche molecolari per la rilevazione.
Metodi analitici accreditati
Il riferimento è la norma ISO 21872-1:2017 — arricchimento in acqua peptonata alcalina, isolamento su agar TCBS, conferma biochimica e sierologica per O1/O139.
Sono inoltre disponibili tecniche PCR per i geni ctxA, tcpA, ompW utili per identificazione rapida e tipizzazione di ceppi tossigenici.
Normativa
In Italia il colera è una malattia infettiva soggetta a notifica obbligatoria di Classe I (DM 15/12/1990). La ricerca di V. cholerae in acqua è attivata in scenari epidemici, in studi di valutazione del rischio o per acque potabili in zone endemiche.
La WHO raccomanda assenza in acqua potabile e include il colera tra le priorità di sorveglianza.
Prevenzione e controllo
La prevenzione è principalmente igienico-sanitaria: garantire fornitura di acqua sicura, depurazione dei liquami, igiene personale, manipolazione corretta degli alimenti, vaccinazione dei viaggiatori in aree endemiche.
In emergenza si applicano: clorazione di tutte le acque, distribuzione di soluzioni reidratanti orali, sorveglianza epidemiologica intensiva e tracciamento dei contatti.
Metodi analitici
| Metodo | Norma | LOD | LOQ | Matrice |
|---|---|---|---|---|
| Arricchimento APW – isolamento TCBS | ISO 21872-1:2017 | 1 UFC/100 mL (con arricchimento) | qualitativo | Acqua, alimenti |
| Real-time PCR ctxA/tcpA | Procedura interna validata | 10 copie/reazione | 50 copie/reazione | Acqua, campioni clinici |
Riferimenti normativi e metodologici
- ISO 21872-1:2017
- WHO Guidelines for Drinking-Water Quality, 4th edition
- D.M. 15/12/1990 — Sistema informativo malattie infettive
Avvertenza
Contenuto divulgativo e tecnico-normativo: NON sostituisce un parere medico o microbiologico clinico. In caso di sospetta esposizione o sintomi rivolgersi al proprio medico curante o alla ASL di competenza.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-03