Blog · Trattamento acqua casa
Caraffa filtrante, filtro sotto-lavello, osmosi inversa: i tre sistemi più diffusi in casa fanno cose molto diverse. Cosa trattengono, cosa no e come scegliere partendo da un dato misurato.
Decidere se filtrare l'acqua di casa, e con quale sistema, è una scelta da fare partendo da un dato misurato. I tre sistemi più diffusi lavorano in modo diverso e risolvono problemi diversi: un filtro adatto al sapore di cloro non serve contro i nitrati, e un impianto a osmosi può essere eccessivo per un'acqua di rete già buona.
In questa guida trovi cosa trattiene ciascun sistema, cosa non fa e che manutenzione richiede. Non indichiamo marche: le prestazioni reali dipendono dal modello e vanno verificate nella documentazione del produttore.
La caraffa usa una cartuccia con carbone attivo e, di solito, resine a scambio ionico. È il sistema più semplice e non richiede installazione.
Cosa fa bene: riduce il cloro residuo e migliora sapore e odore, abbatte in parte la durezza e, con alcune cartucce, riduce piombo e rame. Verifica sempre quali sostanze il produttore dichiara di trattenere e con quali prove.
Cosa non fa: non rimuove i nitrati, non elimina i batteri e non è pensata per PFAS, arsenico o cromo esavalente. Se la cartuccia non viene cambiata per tempo può diventare un punto di crescita batterica.
Si installa sotto il lavello con un rubinetto dedicato. Rispetto alla caraffa lavora con più carbone e un tempo di contatto maggiore, quindi è in genere più efficace sulle sostanze organiche.
Cosa fa bene: riduce cloro, sottoprodotti della disinfezione come i trialometani, sapori e odori, parte dei pesticidi e alcuni PFAS a catena lunga.
Cosa non fa: non riduce la durezza, non rimuove nitrati né sali disciolti e non elimina i batteri, salvo modelli con stadi specifici.
È un sistema a più stadi: prefiltri meccanici e a carbone, una membrana semipermeabile e un post-filtro. La membrana trattiene la gran parte dei sali disciolti e molte sostanze indesiderate, tra cui nitrati, metalli, molti PFAS e pesticidi.
Limiti: produce acqua di scarto, richiede spazio e manutenzione regolare e toglie anche calcio e magnesio, per cui molti impianti aggiungono un post-mineralizzatore. Se ti chiedi se questo sia un problema, l'articolo sull'osmosi inversa e i minerali spiega cosa misura un'analisi. Il confronto con l'addolcitore, che risolve un problema diverso, è nella guida addolcitore o osmosi inversa.
Gli apparecchi per il trattamento dell'acqua potabile in casa sono disciplinati dal D.M. 25/2012. In sintesi, l'acqua trattata deve restare conforme ai requisiti dell'acqua destinata al consumo umano, l'apparecchio deve essere accompagnato da istruzioni chiare e la manutenzione è parte del corretto uso.
Per chi compra significa due cose: chiedere al venditore la documentazione tecnica dell'apparecchio e conservare il registro delle manutenzioni.
La scelta dipende dal problema reale. Senza un'analisi di partenza si compra al buio. Una sequenza ragionevole:
Uno schema orientativo, da confermare sempre con la documentazione del modello scelto:
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