PFAS nel pozzo: cosa fare dopo un risultato fuori limite
Cosa fare nei primi giorni dopo un referto con PFAS sopra i valori di parametro: quali usi sospendere, come verificare il risultato, quali trattamenti funzionano davvero e a chi comunicarlo.
A chi è utile
Privati con pozzo, aziende agricole, piccoli approvvigionamenti autonomi
Prima di tutto: capire cosa dice il referto
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono composti molto persistenti, usati per decenni in processi industriali e prodotti di consumo. Nell’acqua non si vedono, non hanno odore né sapore: solo un’analisi strumentale li rileva. Prima di agire, controlla questi punti del rapporto di prova:
- Quali composti sono stati cercati e con quale metodo (di norma cromatografia liquida con spettrometria di massa, LC-MS/MS).
- Il limite di quantificazione (LOQ) di ogni composto: un risultato “< LOQ” significa che il composto non è stato quantificato sopra quella soglia.
- Il punto di prelievo: rubinetto diretto dal pozzo o acqua già passata da un filtro.
- Le somme calcolate e il confronto con i valori di parametro.
| Parametro | Valore | Riferimento |
|---|---|---|
| Somma di PFAS | 0,10 µg/L | D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025 — in vigore dal 12 gennaio 2026 |
| Somma di 4 PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) | 0,02 µg/L | D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025 — in vigore dal 13 luglio 2026 |
Per un pozzo a uso esclusivamente familiare questi valori sono il riferimento tecnico per decidere se l’acqua è adatta al consumo. Se il pozzo serve un’attività (agriturismo, B&B, ristorazione, produzione alimentare) gli obblighi del D.Lgs. 18/2023 si applicano direttamente.
Le prime 24 ore: cosa sospendere
- Smetti di bere l’acqua del pozzo e di usarla per cucinare, preparare caffè, tè, ghiaccio e bevande. Usa acqua in bottiglia o acqua di rete, se disponibile.
- Non usarla per biberon e pappe: neonati, bambini piccoli e donne in gravidanza o allattamento sono le categorie più sensibili.
- Non bollirla: la bollitura non elimina i PFAS e, facendo evaporare l’acqua, può aumentarne la concentrazione.
- Avvisa le altre persone che usano lo stesso pozzo (famigliari, vicini allacciati, ospiti).
- Conserva il referto e annota data del prelievo, punto di prelievo e chi l’ha eseguito.
Per lavarsi e fare la doccia, le autorità sanitarie considerano in genere limitata l’esposizione per contatto con la pelle. Segui comunque le indicazioni della tua ASL, che possono essere più restrittive in base ai valori trovati.
La prima settimana: verificare e informarsi
Ripeti il prelievo nel modo corretto
Un secondo campione conferma il dato e ti dà una base per decidere. Per i PFAS il prelievo richiede alcune attenzioni:
- Usa i contenitori forniti dal laboratorio (in genere in polipropilene) e non sostituirli con bottiglie qualsiasi.
- Evita il contatto con materiali che possono contenere fluoropolimeri, come nastro in PTFE (teflon), guanti o contenitori non indicati.
- Preleva da un rubinetto collegato direttamente al pozzo, prima di eventuali filtri o addolcitori, dopo aver fatto scorrere l’acqua.
- Se hai già un filtro, preleva un secondo campione a valle del filtro: saprai quanto rimuove.
- Consegna il campione al laboratorio nei tempi indicati, refrigerato.
Informati sul contesto
- Chiedi al Comune e all’ASL se nella zona sono noti casi di contaminazione da PFAS e se esistono indicazioni locali.
- Verifica se la tua abitazione può essere allacciata all’acquedotto, dove il gestore controlla l’acqua.
- Se il pozzo è vicino a un sito industriale, una discarica o un’area di uso di schiume antincendio, segnalalo: aiuta le autorità a individuare la sorgente.
Il primo mese: decidere la soluzione
Le soluzioni possibili sono tre: un’altra fonte d’acqua, un trattamento, oppure entrambe (per esempio acquedotto per bere e pozzo trattato per altri usi). Questo è il confronto tra i trattamenti più usati:
| Trattamento | Efficacia sui PFAS | Attenzione a |
|---|---|---|
| Bollitura | Nessuna | Può concentrare i PFAS: da non usare come rimedio |
| Carbone attivo granulare (GAC) | Buona sui PFAS a catena lunga (come PFOA e PFOS), minore su quelli a catena corta | Il carbone si satura: va sostituito con regolarità e verificato con analisi a valle |
| Osmosi inversa (al punto d’uso) | Elevata su gran parte dei PFAS, anche a catena corta | Produce uno scarto d’acqua; membrane e prefiltri vanno mantenuti |
| Resine a scambio ionico selettive | Elevata, con resine specifiche | Scelta e sostituzione da affidare a un tecnico; verifica con analisi |
| Caraffe filtranti | Variabile, spesso non documentata per i PFAS | Non affidarti a una caraffa senza prove di efficacia verificate |
Le apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile sono disciplinate dal D.M. 25/2012. Qualunque soluzione tu scelga, un’analisi a valle del trattamento è l’unico modo per sapere se funziona. Approfondisci i limiti di legge nell’articolo sui limiti PFAS nell’acqua potabile e la scheda PFAS nel glossario.
Orto, animali e attività
- Orto: alcune piante assorbono i PFAS dall’acqua di irrigazione, soprattutto quelli a catena corta. Chiedi all’ASL se in zona esistono indicazioni sul consumo di ortaggi irrigati con acqua di pozzo.
- Animali da cortile e da allevamento: i PFAS si accumulano anche in uova, carne e latte. Per gli animali destinati alla produzione di alimenti rivolgiti al servizio veterinario dell’ASL.
- Attività aperte al pubblico (agriturismi, B&B, ristorazione): sospendi l’uso dell’acqua del pozzo per alimenti e bevande e contatta l’ASL; l’attività deve garantire acqua conforme al D.Lgs. 18/2023.
A chi comunicarlo
| Ente | Quando coinvolgerlo |
|---|---|
| ASL — Dipartimento di prevenzione | Per indicazioni sugli usi dell’acqua, sulla salute delle persone esposte e, per le attività, sugli obblighi di legge |
| Comune | Per sapere se la zona è interessata da contaminazione nota e per eventuali ordinanze |
| ARPA regionale | Per la ricerca della sorgente di contaminazione nella falda |
| Gestore del servizio idrico | Per valutare l’allacciamento all’acquedotto |
| Medico di base | Per valutare la situazione sanitaria delle persone esposte |
Errori da evitare
- Bollire l’acqua pensando di renderla sicura.
- Installare un filtro senza verificare con un’analisi a valle che funzioni.
- Fidarsi di kit rapidi casalinghi: non esistono kit domestici in grado di misurare i PFAS ai livelli dei limiti di legge.
- Ripetere il prelievo con contenitori o materiali non indicati dal laboratorio.
- Dimenticare la manutenzione del filtro: un carbone saturo può rilasciare i PFAS trattenuti.
Domande frequenti
Bollire l’acqua elimina i PFAS?
No. I PFAS non si degradano con il calore della bollitura e, dato che parte dell’acqua evapora, la concentrazione può aumentare.
Posso continuare a fare la doccia con l’acqua del pozzo?
Le autorità sanitarie considerano in genere limitata l’esposizione per contatto con la pelle rispetto all’ingestione. Segui però le indicazioni della tua ASL, che valuta il caso specifico.
Un filtro a carbone attivo è sufficiente?
Il carbone attivo granulare trattiene bene i PFAS a catena lunga, meno quelli a catena corta, e si satura col tempo. L’osmosi inversa al punto d’uso è in genere più efficace. In entrambi i casi serve un’analisi a valle per verificarne il funzionamento.
Ogni quanto devo ricontrollare il pozzo?
Dopo un risultato fuori limite conviene ripetere la misura per confermarla e poi verificare il trattamento scelto. In seguito, un controllo periodico (per esempio semestrale o annuale) aiuta a seguire l’andamento e a decidere quando sostituire il filtro.
Devo denunciare il risultato a qualcuno?
Per un pozzo a uso familiare non c’è un obbligo generale di comunicazione, ma informare ASL e Comune è utile per ricevere indicazioni e aiutare a individuare la sorgente. Se il pozzo serve un’attività aperta al pubblico, l’ASL va coinvolta.
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18, come modificato dal D.Lgs. 102/2025 — Allegato I, parametri PFAS.
- Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
- D.M. 7 febbraio 2012, n. 25 — Apparecchiature per il trattamento dell’acqua destinata al consumo umano.
- D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — Norme in materia ambientale (tutela delle acque sotterranee).
Come usare questa guida
Testo a cura della redazione tecnica di 123Acqua, basato sui riferimenti normativi elencati sopra. Ha scopo informativo: non sostituisce la valutazione del rischio della tua struttura, le indicazioni dell'ASL competente né la consulenza di un professionista. Le norme regionali possono prevedere obblighi aggiuntivi.
Ultimo aggiornamento: 2026-10-17
Quando serve un rapporto di prova
Questa guida ti aiuta a organizzare i controlli. Quando ti serve una misura di laboratorio con metodi validati conformi a norme tecniche, parti da qui:
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