Cos'è
I tre sottoprodotti hanno origine e proprietà differenti:
- Cloriti (ClO₂â»): prodotti dalla riduzione del biossido di cloro (ClO₂) durante la disinfezione. Tipicamente il 50-70% del biossido dosato si trasforma in clorito.
- Clorati (ClO₃â»): si formano per (a) decadimento dell'ipoclorito di sodio durante lo stoccaggio (soprattutto in estate o con prodotto vecchio); (b) ossidazione dei cloriti.
- Bromati (BrO₃â»): si generano per ossidazione del bromuro naturalmente presente in acque dure o salmastre quando si applica ozono. Anche l'ipoclorito contaminato può apportare bromato.
A differenza dei trialometani e degli acidi aloacetici (sottoprodotti organici della clorazione di precursori naturali), cloriti, clorati e bromati sono inorganici e richiedono analisi diverse.
Da dove viene
Le sorgenti specifiche dei tre sottoprodotti sono:
- Biossido di cloro (ClO₂): sempre più usato in Italia per disinfezione spinta (alternativa al cloro per ridurre i trialometani). Genera cloriti come prodotto residuo principale.
- Ipoclorito di sodio: si degrada nel tempo, specialmente a temperature elevate, producendo clorati. Soluzioni vecchie o mal conservate contengono fino a decine di g/L di clorato.
- Ozonazione: applicata a impianti grandi e di qualità(es. acquedotti delle Alpi e di alcuni grandi acquedotti del Nord); su acque ricche di bromuri produce bromati.
- Elettroclorazione in situ: può generare clorati come sottoprodotto principale.
Il problema riguarda quindi soprattutto le utenze servite da impianti con disinfezione spinta, e in particolare i sistemi con biossido di cloro o ozono. Le piccole reti senza disinfezione attiva non hanno tipicamente questi sottoprodotti.
Limiti normativi
Il D.Lgs 18/2023, Allegato I Parte B, fissa i seguenti limiti per acqua destinata al consumo umano:
- Bromato: 10 µg/L
- Clorito: 250 µg/L (parametro applicabile dove si usa biossido di cloro o ipoclorito)
- Clorato: 250 µg/L (idem)
L'OMS raccomanda valori guida coerenti: bromato 10 µg/L (basato su rischio cancerogeno acceptabile 10â»âµ), clorito 700 µg/L provvisorio, clorato 700 µg/L provvisorio. L'EFSA ha stabilito una TDI (dose giornaliera tollerabile) di 3 µg/kg pc/giorno per i clorati.
Da non confondere con i trialometani (THM, limite 100 µg/L), trattati in scheda separata: sono sottoprodotti organici, mentre cloriti/clorati/bromati sono inorganici.
Valori di riferimento in sintesi
| Parametro | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Bromato | 10 µg/L | D.Lgs 18/2023 |
| Clorito | 250 µg/L | D.Lgs 18/2023 |
| Clorato | 250 µg/L | D.Lgs 18/2023 |
Sintesi dei valori citati nella sezione «Limiti normativi». Per la conformità fa fede il testo di legge vigente e il rapporto di prova di un laboratorio qualificato.
Effetti sulla salute
I rischi sanitari documentati sono:
- Bromato: IARC Gruppo 2B (possibile cancerogeno per l'uomo, monografia vol. 73, 1999). Studi su animali mostrano tumori renali; per l'uomo l'evidenza è limitata.
- Cloriti: stress ossidativo sui globuli rossi (metaemoglobinemia, anemia emolitica) a dosi elevate. Particolare attenzione per neonati e soggetti con deficit di G6PD.
- Clorati: stessi effetti dei cloriti su emoglobina; inoltre interferenza con la captazione iodica della tiroide a dosi prolungate (rilevante per donne in gravidanza, neonati, soggetti con tiroidopatie).
Alle concentrazioni rilevate in acqua potabile italiana (tipicamente molto sotto i limiti normativi) il rischio per la popolazione generale è basso, ma la sorveglianza è giustificata per i sottogruppi sensibili e per il bromato per il principio di cautela cancerogena.
Zone a rischio in Italia
Le utenze potenzialmente più esposte in Italia sono:
- Comuni serviti da acquedotti che usano biossido di cloro: diffuso in molte aree del Nord e Centro Italia per ridurre i trialometani; cloriti e clorati sono parametri da monitorare.
- Grandi acquedotti con ozonazione: alcuni impianti della pianura padana, dei grandi laghi, di acquedotti del Sud servano da bacini bromuri-ricchi.
- Acque salmastre / dissalate: alcune isole minori con dissalazione e successiva clorazione possono mostrare clorati elevati per l'ipoclorito di sodio fresco mal conservato sotto sole.
- Strutture con elettroclorazione: piscine, impianti industriali, residenze isolate con disinfezione in loco.
Il monitoraggio è obbligatorio per gestori che applicano questi trattamenti; per privati e condomini ha senso solo se la rete locale ha disinfezione spinta documentata.
Come si analizza
Il metodo di riferimento è la cromatografia ionica:
- IC con rivelatore conduttimetrico (UNI EN ISO 10304-4): determinazione simultanea di clorito, clorato, bromato, oltre a fluoruri, cloruri, nitriti, nitrati, fosfati, solfati. Limite di quantificazione tipico 1-5 µg/L.
- IC accoppiata a spettrometria di massa (IC-MS): per il bromato a tracce (LOQ 0,5 µg/L), utile in indagini specifiche.
- Spettrofotometria UV-Vis: metodi rapidi per controlli di processo, meno accurati per la conformità.
123Acqua esegue il pacchetto cromatografia ionica con clorito, clorato, bromato con metodi validati conformi a norme tecniche. Il prelievo richiede flaconi specifici e, per il bromato a tracce, conservazione con etilendiammina per evitare la riduzione durante il trasporto.
Come si rimuove
I trattamenti per ridurre cloriti, clorati e bromati sono distinti:
- Bromati: non rimovibili facilmente una volta formati; la strategia è prevenire ottimizzando il dosaggio di ozono, abbassando il pH durante l'ozonazione, aggiungendo ammoniaca. Filtrazione su GAC parzialmente efficace.
- Cloriti: riduzione con ferro ferroso o GAC; ottimizzazione del dosaggio di ClO₂.
- Clorati: difficili da rimuovere; la prevenzione richiede ipoclorito fresco, conservato al fresco e al buio, monitoraggio del clorato nel prodotto.
- Osmosi inversa: rimuove tutti gli ioni inorganici, soluzione efficace per uso domestico.
Per i privati, una RO al punto d'uso è la soluzione più semplice se si ha un riscontro di valori vicini ai limiti.
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Domande frequenti
Qual è la differenza tra trialometani e cloriti?
I trialometani (THM) sono sottoprodotti organici della clorazione di precursori naturali (acidi umici), regolati a 100 µg/L totali. Cloriti, clorati e bromati sono sottoprodotti inorganici di disinfezione con biossido di cloro, ipoclorito o ozono. Sono parametri distinti e analizzati con metodi diversi.
Il bromato è cancerogeno?
L'IARC lo classifica nel Gruppo 2B (possibile cancerogeno per l'uomo). Studi su animali mostrano tumori renali. Per questo il limite UE è cautelativo a 10 µg/L.
Come faccio a sapere se il mio acquedotto usa biossido di cloro?
I gestori pubblicano nei report di qualità (annuali, sui siti istituzionali) il tipo di disinfezione applicato. In alternativa, valori di clorito > 100 µg/L sono indicatori indiretti dell'uso di ClO₂.
Posso evitare i cloriti bollendo l'acqua?
No. Cloriti, clorati e bromati sono ioni stabili e non si rimuovono per ebollizione (rimangono concentrati nell'acqua residua). Per rimuoverli serve osmosi inversa o specifici filtri a scambio ionico.
Le caraffe filtranti riducono questi parametri?
Solo parzialmente. Le caraffe a carbone attivo + scambio ionico possono ridurre i clorati ma non sono progettate per garantire la rimozione di bromati a basse concentrazioni. Per problemi conclamati serve RO.
Per neonati e gravide è meglio l'acqua in bottiglia?
Se si è in un'utenza con valori vicini ai limiti per cloriti/clorati, l'acqua in bottiglia minerale può essere un'opzione precauzionale. In generale, l'acqua di acquedotto italiano è sicura: il rischio reale a concentrazioni di legge è molto basso.
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- → Sottoprodotti di disinfezione (THM, HAA)
- → D.M. 25/2012 trattamenti
- → Direttiva (UE) 2020/2184
- → Banca dati normativa
Contenuto a cura del Team Tecnico 123Acqua — chimici e biologi iscritti agli Albi professionali. Le informazioni hanno scopo divulgativo: per valutazioni di conformità fa fede il rapporto di prova di un laboratorio qualificato. Non tutte le analisi qui descritte sono necessarie per ogni utenza: contattaci per capire se sono pertinenti al tuo caso specifico.