10 risposte verificate dai chimici 123Acqua. Laboratorio accreditato ACCREDIA secondo ISO/IEC 17025.
Il D.Lgs. 18/2023 s.m.i. ha recepito in Italia la Direttiva UE 2020/2184 sull'acqua destinata al consumo umano, sostituendo il previgente D.Lgs. 31/2001. Le principali novità riguardano l'estensione del controllo fino al rubinetto, l'introduzione del Piano di Sicurezza dell'Acqua basato sulla valutazione del rischio, l'aggiornamento dei parametri (PFAS, BPA, cromo VI tra i nuovi), la responsabilità del proprietario degli impianti interni e maggiori obblighi di trasparenza verso il consumatore finale.
Il D.Lgs. 102/2025, entrato in vigore il 19 luglio 2025, è il decreto correttivo del D.Lgs. 18/2023 s.m.i.. Modifica diversi allegati e introduce variazioni rilevanti: aggiornamento del valore di parametro per il cromo (25 µg/L per cromo totale), introduzione del bisfenolo A (2,5 µg/L), conferma della tempistica PFAS al 12 gennaio 2026, rafforzamento degli obblighi sul piombo in edifici pre-1990 e ampliamento dei parametri indicatore. È il riferimento normativo aggiornato per qualunque attività soggetta a controlli sull'acqua potabile.
Il Piano di Sicurezza dell'Acqua (Water Safety Plan, WSP) è il documento previsto dalla Direttiva UE 2020/2184 e recepito dal D.Lgs. 18/2023 s.m.i.. Si tratta dell'approccio sistemico alla gestione del rischio idrico, esteso a tutta la filiera dalla captazione al rubinetto. Per i gestori idrici è obbligatorio; per le strutture private (condomini, hotel, scuole, RSA) è il riferimento metodologico raccomandato per la gestione del rischio sugli impianti interni.
È il processo strutturato di identificazione, analisi e gestione dei pericoli sanitari lungo la filiera idrica, di derivazione dalle linee guida OMS e dalla norma ISO 31000. Per le strutture private comporta la mappatura degli impianti interni, l'individuazione dei punti critici (accumuli, ricircoli, rami morti, punti distali), la definizione di misure preventive e di un piano di monitoraggio. Il documento di valutazione del rischio è esibibile in sede di audit ASL.
L'Allegato I elenca i parametri di qualità dell'acqua potabile, suddivisi in tre parti: Parte A (parametri microbiologici, tra cui E. coli ed enterococchi intestinali), Parte B (parametri chimici, tra cui metalli pesanti, nitrati, pesticidi, PFAS, BPA), Parte C (parametri indicatori, tra cui durezza, conducibilità, cloruri, ferro, manganese). Per ciascun parametro sono definiti il valore di parametro, le note tecniche e, in alcuni casi, le frequenze minime di controllo.
I parametri indicatori non hanno valore sanitario diretto, ma forniscono informazioni sul corretto funzionamento del sistema di approvvigionamento e trattamento. Il superamento del valore di parametro non comporta automatica non potabilità, ma richiede un'indagine sulla causa (es. corrosione delle tubazioni, malfunzionamento di un trattamento, contaminazione geogena). Esempi: ferro, manganese, sodio, durezza totale, conducibilità, cloruri, solfati.
Dal 12 gennaio 2026 sono applicabili i due valori di parametro: somma di 20 PFAS individuati ≤ 0,1 µg/L e PFAS totali ≤ 0,5 µg/L. Il monitoraggio sui gestori idrici è in rollout progressivo. Per i pozzi privati, in particolare in zone storicamente interessate da contaminazione PFAS (Veneto, Lombardia, Piemonte), la verifica analitica con metodi LC-MS/MS è già oggi una buona pratica e una garanzia di sicurezza per il consumatore.
Sì. Le Linee Guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi del 2015, integrate dalle disposizioni regionali specifiche, restano il riferimento operativo italiano. Sono attesi aggiornamenti in seguito alla piena attuazione del D.Lgs. 18/2023 s.m.i., ma allo stato attuale le procedure di valutazione del rischio, monitoraggio e bonifica si conducono in coerenza con il documento del 2015 e con i regolamenti regionali di attuazione.
Il Reg. CE 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari stabilisce che gli operatori del settore alimentare debbano utilizzare acqua potabile in tutte le fasi in cui l'acqua entra in contatto con prodotti, attrezzature o superfici di lavoro. Il manuale HACCP aziendale deve documentare il piano analisi, le frequenze, il laboratorio incaricato e le azioni correttive. È il riferimento per ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, produttori e tutte le filiere alimentari.
Il D.M. 25/2012 regola i dispositivi di trattamento delle acque destinate al consumo umano, sia per uso domestico sia per uso collettivo. Disciplina i materiali ammessi a contatto con l'acqua, l'etichettatura obbligatoria, la dichiarazione di conformità del produttore, le informazioni che il venditore deve fornire all'acquirente e la responsabilità sulla manutenzione. È il riferimento per chi acquista o installa addolcitori, osmosi inversa, filtri o lampade UV.
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