Chi decide in un'emergenza idrica
Per l'acqua dell'acquedotto i ruoli sono distinti. Il gestore del servizio idrico esegue i controlli interni, segnala le non conformità e interviene sulla rete; l'ASL (in Lombardia l'ATS) esegue i controlli esterni ed esprime il giudizio di idoneità al consumo umano; il sindaco, su richiesta dell'ASL, emette l'ordinanza contingibile e urgente (art. 50 del Testo unico degli enti locali) che limita o vieta l'uso dell'acqua e, quando serve, dispone interventi e forniture alternative da parte del gestore. Il quadro di riferimento è il D.Lgs. 18/2023, che ha sostituito il D.Lgs. 31/2001 ed è stato modificato dal D.Lgs. 102/2025.
Per un pozzo privato a uso domestico la verifica della qualità spetta in genere al proprietario, salvo ordinanze locali che ne limitino l'uso in aree a rischio. Per conoscere i comunicati attivi nella propria zona conviene consultare l'albo pretorio del Comune, il sito del gestore e la pagina acqua del tuo comune.
Non potabilità e avviso di bollitura: cosa cambia in pratica
Le ordinanze non sono tutte uguali e vanno lette con attenzione. Il divieto di uso potabile riguarda in genere bere, preparare alimenti e bevande, fare il ghiaccio; spesso restano consentiti l'igiene personale e gli usi domestici, ma alcune ordinanze escludono anche lavarsi i denti e preparare i biberon. L'avviso di bollitura, tipico delle contaminazioni microbiologiche, consente il consumo solo dopo aver portato l'acqua a ebollizione: secondo l'OMS l'ebollizione piena basta a inattivare batteri, virus e protozoi patogeni.
La bollitura però non elimina sostanze chimiche come metalli, nitrati, idrocarburi o PFAS, e una bollitura prolungata può anzi concentrarne alcune. Se il problema è chimico serve acqua alternativa (bottiglie o autobotte del gestore), non il bollitore. Il divieto resta in vigore fino alla revoca formale con una nuova ordinanza, adottata dopo che l'ASL comunica il ripristino della qualità: un'analisi privata non basta per tornare a bere l'acqua di rete prima della revoca.
Alluvioni e pozzi allagati
Le acque di esondazione possono trascinare reflui fognari, liquami, carburanti e prodotti chimici. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità i pozzi privati raggiunti dall'acqua vanno disinfettati e analizzati dopo il ritiro delle acque, chiedendo indicazioni alle autorità locali in caso di dubbio. Nel frattempo usare acqua in bottiglia; prima di riavviare la pompa far controllare impianto elettrico, testa pozzo e chiusini, poi pulire e disinfettare pozzo, autoclave e serbatoi.
L'analisi di controllo va fatta dopo la disinfezione, quando il disinfettante residuo si è esaurito, così da fotografare l'acqua che si berrà davvero. Il minimo è un controllo microbiologico (Escherichia coli, enterococchi, coliformi) con torbidità e parametri di base; se nell'area c'erano depositi di carburante, aziende o campi trattati vanno aggiunti idrocarburi, metalli o pesticidi. Un esito conforme dopo l'evento e un secondo controllo a distanza danno più garanzie di un'unica analisi. Approfondimenti nella pagina sull'analisi dell'acqua di pozzo e nell'articolo sull'acqua di pozzo torbida dopo la pioggia.
Siccità e turnazioni
Durante una crisi idrica il gestore può ridurre la pressione o erogare l'acqua a turni. Alla ripresa del flusso l'acqua può uscire torbida o colorata per il distacco di sedimenti: in genere basta far scorrere l'acqua fredda per qualche minuto, preferibilmente dal rubinetto più vicino al contatore, rimandare lavatrice e lavastoviglie e seguire le indicazioni del gestore. Se l'alterazione persiste, la prima segnalazione va al gestore; un'analisi privata è utile soprattutto per verificare l'impianto interno, autoclavi e serbatoi di accumulo rimasti fermi.
Nei pozzi la siccità riduce la ricarica della falda e può modificarne la composizione: un aumento della salinità (conducibilità) è spesso il primo segnale, e nelle zone costiere il pompaggio può richiamare acqua salmastra. Un controllo a fine estate, confrontato con i referti precedenti, aiuta a capire se la fonte è cambiata: ne parliamo nell'articolo su pozzo e siccità.
Contaminazioni improvvise: odore, colore, sversamenti
Un odore di idrocarburi o di solvente, un colore anomalo o un malessere che coinvolge più persone sono segnali da non sottovalutare. Se l'acqua è di rete, smettere di berla, verificare se i vicini notano lo stesso problema e avvisare subito il numero di pronto intervento del gestore; in caso di disturbi rivolgersi al medico, che valuta la segnalazione all'ASL. Se c'è uno sversamento vicino a un pozzo, documentare con foto e segnalare a Comune e ARPA.
Un'analisi di laboratorio serve soprattutto per pozzi privati, impianti interni e attività che devono documentare la qualità dell'acqua. Per risultati affidabili contano un prelievo corretto (vedi la guida al prelievo del campione), la scelta dei parametri in base all'evento e, se il referto potrebbe servire in un contenzioso, un prelievo verbalizzato da un tecnico. Per un incendio con schiume antincendio si valuta anche l'analisi PFAS. Per scegliere i parametri adatti al tuo caso puoi contattare il laboratorio.