Risposta breve
Sì, alcune ASL regionali concedono deroghe temporanee su parametri specifici (es. arsenico in aree vulcaniche). La deroga richiede comunque un piano di monitoraggio con analisi più frequenti.
La deroga è prevista dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce l'art. 15 della Direttiva UE 2020/2184: in casi particolari, una Regione può chiedere e ottenere dal Ministero della Salute il permesso di superare temporaneamente un valore di parametro chimico, in attesa di interventi di adeguamento. Vediamo come funziona e cosa significa per chi gestisce un pozzo.
Quando si concede una deroga
La deroga si concede quando il superamento del valore di parametro è dovuto a cause naturali (es. fondo geochimico locale di arsenico in aree vulcaniche, fluoruri in alcune zone del Lazio, vanadio nel Vesuviano) e non a inquinamento antropico. La deroga deve essere giustificata, temporanea, accompagnata da piano di rientro e non deve costituire rischio sanitario significativo.
Un esempio italiano: l’arsenico nel Lazio
- Lazio: per anni deroghe sull’arsenico in diversi comuni della Tuscia e dei Castelli Romani, nel regime del precedente D.Lgs. 31/2001
- Le deroghe riguardavano reti acquedottistiche, non pozzi privati
- Durante la deroga i cittadini dovevano essere informati, con indicazioni specifiche per neonati e bambini
- Le deroghe sono terminate con la realizzazione di impianti di dearsenificazione o nuove fonti
- Per la propria zona, le informazioni aggiornate sono quelle del gestore idrico, della Regione e dell’ASL
Cosa significa per il proprietario di un pozzo
Le deroghe ufficiali si applicano principalmente alle reti acquedottistiche, non ai pozzi privati. Per il proprietario di un pozzo, l'eventuale superamento di un parametro non viene "derogato": va gestito con un trattamento adeguato (per esempio adsorbenti a base di ossidi di ferro o osmosi inversa per l'arsenico, osmosi o resine selettive per i nitrati, carbone attivo o osmosi per i PFAS). 123Acqua ti aiuta a interpretare il referto e a scegliere il trattamento.
Attenzione alle false deroghe
Nessuna ASL può concedere deroghe verbali o informali. Una deroga è un atto amministrativo formale (delibera regionale + autorizzazione ministeriale) con piano di rientro e monitoraggio documentato. Diffida di chi ti dice "tanto la tua ASL non controlla".
Il monitoraggio durante la deroga
Anche quando una deroga è in vigore, il monitoraggio non si ferma: anzi, aumenta. Il piano di deroga prevede analisi più frequenti per documentare l'andamento del parametro derogato e l'avvicinamento al valore di rientro.
Come 123Acqua supporta i piani di deroga
- Refertazione di laboratorio coerente con il piano di monitoraggio approvato
- Pacchetti ripetibili sugli stessi parametri, anche con piano annuale
- Stesso metodo e stesso LOQ nel tempo, per confrontare i risultati
- Consulenza tecnica per scelta del trattamento e analisi post-impianto
- Storico dei referti nell’area clienti
Non confondere deroga con inazione
La deroga non è "permesso di lasciare le cose come stanno": è una finestra temporale per realizzare interventi correttivi. Se sei in deroga e non agisci, alla scadenza l'ASL ha l'obbligo di intervenire con misure restrittive.
Iter formale di una deroga: chi fa cosa
| Soggetto | Ruolo | Adempimento |
|---|---|---|
| Gestore acquedotto | Richiedente | Documenta superamento, propone piano di rientro |
| Regione | Istruttore | Valuta richiesta, trasmette al Ministero |
| Ministero della Salute | Autorizzante | Concede o nega la deroga (al massimo 3 anni, più una seconda deroga in casi eccezionali) |
| ASL | Vigilante | Monitora applicazione e rispetto del piano |
| Laboratorio qualificato | Esecutore controlli | Analisi periodiche con frequenza maggiorata |
| Cittadini esposti | Informati | Comunicazione obbligatoria di stato deroga |
Limiti temporali e parametri esclusi dalla deroga
Secondo la Direttiva UE 2020/2184, recepita dal D.Lgs. 18/2023, una deroga dura al massimo 3 anni; in casi eccezionali può esserne concessa una seconda, sempre per non più di 3 anni. Sono esclusi dalla possibilità di deroga: parametri microbiologici (E. coli, enterococchi), parametri con effetti cancerogeni accertati alla concentrazione di interesse, situazioni in cui il rischio sanitario è significativo. Per i PFAS, in particolare, la Direttiva UE 2020/2184 prevede regimi di gestione speciali ma non vere deroghe sui limiti dal 12 gennaio 2026.
- Durata massima singola deroga: 3 anni
- Seconda deroga solo in casi eccezionali: al massimo 6 anni in tutto
- Esclusi: parametri microbiologici e cancerogeni dimostrati
- Obbligo di comunicazione preventiva ai cittadini esposti
- Obbligo di piano di rientro documentato e finanziato
Soluzioni alternative alla deroga per i privati
Per il privato che ha un pozzo con superamento di un parametro chimico (es. arsenico in zona vulcanica, nitrati in pianura agricola, PFAS in zona rossa) le opzioni sono concrete: installazione di trattamento POU (Point of Use, sotto-lavello) per acqua potabile, separazione dei circuiti potabile vs uso non potabile, in casi estremi connessione all'acquedotto pubblico se disponibile. 123Acqua valida i trattamenti con analisi pre/post installazione.
Validazione tecnica trattamento
Due analisi mirate sui parametri critici, prima e dopo l'installazione dell'impianto, documentano in modo oggettivo l'efficacia del trattamento scelto.
In sintesi
- Deroga: prevista dal D.Lgs. 18/2023, riguarda le reti pubbliche
- Pensata per superamenti di origine naturale, non per inquinamento
- Per pozzi privati il problema si risolve con trattamento, non con deroga
- Una vera deroga è atto formale con piano di rientro e monitoraggio
- Durante la deroga le analisi aumentano, non diminuiscono
- Durata massima: 3 anni, più una seconda deroga eccezionale di 3 anni
- Microbiologici e cancerogeni dimostrati esclusi dalla possibilità di deroga
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Parla con un tecnico del laboratorio per capire se serve trattamento, quale tecnologia scegliere e come monitorare i risultati.
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