Cos'è
Il cromo è un metallo di transizione che in acqua esiste principalmente in due stati di ossidazione, con proprietà tossicologiche opposte:
- Cromo trivalente Cr(III): forma stabile e poco solubile, considerata un oligoelemento essenziale a basse dosi e dotata di tossicità modesta.
- Cromo esavalente Cr(VI): forma molto solubile e mobile, fortemente ossidante, molto più tossica e cancerogena. È la specie resa famosa dal caso giudiziario di Hinkley raccontato nel film Erin Brockovich.
Il limite normativo è espresso come cromo totale, cioè la somma di tutte le forme: per questo, di fronte a un superamento, conoscere quanto del cromo è nella forma esavalente diventa decisivo per la valutazione del rischio.
Da dove viene
Il cromo nell'acqua può avere origine sia antropica sia naturale:
- Origine industriale: galvanica e cromatura, concia delle pelli, metallurgia e produzione di acciai inox, pigmenti e vernici, trattamento del legno. Scarichi e siti contaminati possono rilasciare soprattutto Cr(VI).
- Origine naturale: dilavamento di rocce ofiolitiche e serpentiniti, ricche di cromo. In determinate condizioni geochimiche (presenza di ossidi di manganese) queste rocce possono generare Cr(VI) di origine naturale, fenomeno documentato ad esempio in alcune aree della Toscana.
Spesso la contaminazione antropica e quella geogenica coesistono: per questo, in caso di valori elevati, è utile combinare il dato analitico con la conoscenza del contesto geologico e industriale del territorio.
Limiti di legge
Limite di legge (cromo totale)
50 µg/L → 25 µg/L
D.Lgs 18/2023 — il limite cala da 50 a 25 µg/L dal 12 gennaio 2036.
Il D.Lgs 18/2023, Allegato I, fissa il valore di parametro per il cromo totale:
- 50 µg/L attualmente in vigore.
- 25 µg/L a partire dal 12 gennaio 2036.
Il limite si riferisce al cromo totale e non distingue tra Cr(III) e Cr(VI). Poiché la forma esavalente è quella di gran lunga più pericolosa, l'abbassamento progressivo a 25 µg/L riflette un principio di precauzione, in linea con l'orientamento della Direttiva UE 2020/2184 e con le valutazioni di organismi come OMS ed EFSA.
Effetti sulla salute
Gli effetti sulla salute dipendono in modo determinante dalla forma chimica:
- Cr(VI) cancerogeno: la IARC classifica i composti del cromo esavalente nel Gruppo 1 (cancerogeni per l'uomo) per via inalatoria; per l'esposizione tramite ingestione le evidenze sono ancora in valutazione.
- Dermatiti allergiche e sensibilizzazione cutanea da contatto con cromo.
- Danno epatico e renale a esposizioni elevate, oltre a irritazione delle mucose e dell'apparato gastrointestinale.
- Il Cr(III), al contrario, è un oligoelemento poco tossico alle concentrazioni che si riscontrano nelle acque potabili.
Proprio per la diversa tossicità delle due forme, di fronte a un valore di cromo totale prossimo o superiore al limite è prudente approfondire con la speciazione per stimare la quota di cromo esavalente.
Zone a rischio in Italia
Il rischio cromo in Italia si concentra in due tipologie di contesto:
- Aree industriali storiche con presenza di concerie, impianti di galvanica e cromatura, metallurgia: distretti conciari e poli industriali dismessi possono lasciare contaminazioni residue nelle falde.
- Aree con rocce ofiolitiche e serpentiniti, dove il cromo — incluso il Cr(VI) di origine naturale — può passare in falda per dilavamento, come osservato in alcune zone della Toscana e dell'Appennino.
Chi si rifornisce da pozzo privato in queste aree dovrebbe verificare periodicamente il cromo, valutando anche la speciazione del Cr(VI).
Come si analizza
Nel laboratorio qualificato 123Acqua il cromo totale è determinato in ICP-MS (spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente) o in ICP-OES, con metodi validati conformi a norme tecniche e LOQ compatibile con i limiti di legge, anche con la soglia futura di 25 µg/L.
Per quantificare la quota di cromo esavalente Cr(VI) non basta la misura del cromo totale: serve la speciazione, eseguita tipicamente in cromatografia ionica con rivelazione spettrofotometrica. Il prelievo va gestito con cura: la conservazione del campione influisce sull'equilibrio tra Cr(III) e Cr(VI), per questo è importante affidarsi a un laboratorio con procedure documentate.
Come si rimuove
Le tecniche più efficaci, in funzione della forma di cromo presente:
- Osmosi inversa: riduce sia il cromo trivalente sia quello esavalente, soluzione point-of-use efficace per uso potabile.
- Riduzione del Cr(VI) a Cr(III) seguita da precipitazione e filtrazione: trattamento mirato al cromo esavalente, che lo trasforma nella forma meno solubile e più facilmente rimovibile.
- Scambio anionico: resine dedicate trattengono il cromo esavalente presente come anione cromato.
La scelta del trattamento dipende dalla concentrazione e dalla speciazione: per questo l'analisi preliminare, con eventuale determinazione del Cr(VI), è il punto di partenza corretto.
Come fare l'analisi con 123Acqua
Se vivi vicino a un'area industriale o in zona con rocce ofiolitiche, o ti rifornisci da pozzo, ti consigliamo:
- Analisi acqua di rubinetto con set metalli pesanti.
- Analisi acqua di pozzo con valutazione del cromo ed eventuale speciazione del Cr(VI).
- Pacchetto condominio per amministratori con più punti di prelievo.
Domande frequenti
Qual è il limite del cromo nell'acqua potabile?
Il D.Lgs 18/2023 fissa il limite per il cromo totale a 50 µg/L, valore attualmente in vigore. Dal 12 gennaio 2036 il limite scenderà a 25 µg/L.
Che differenza c'è tra cromo trivalente ed esavalente?
Il cromo trivalente Cr(III) è un oligoelemento poco tossico. Il cromo esavalente Cr(VI) è molto più tossico e cancerogeno (classificato IARC Gruppo 1 per via inalatoria): è la forma del celebre caso "Erin Brockovich". Il limite di legge è però espresso sul cromo totale.
Il cromo nell'acqua è sempre di origine industriale?
No. Oltre alle fonti industriali (galvanica, concia, metallurgia, pigmenti) il cromo può avere origine naturale dal dilavamento di rocce ofiolitiche e serpentiniti, che in certe condizioni possono generare anche Cr(VI) naturale, come osservato in alcune aree della Toscana.
Il cromo esavalente è cancerogeno?
I composti del cromo esavalente sono classificati dalla IARC nel Gruppo 1 (cancerogeni per l'uomo) per via inalatoria. Per l'esposizione tramite ingestione le evidenze sono ancora in fase di valutazione. Possono inoltre causare dermatiti allergiche e, ad esposizioni elevate, danno epatico e renale.
Come si misura il cromo esavalente?
Il cromo totale si determina in ICP-MS o ICP-OES. Per quantificare specificamente il Cr(VI) serve la speciazione, eseguita tipicamente in cromatografia ionica con rivelazione spettrofotometrica, con metodi validati conformi a norme tecniche.
Come si rimuove il cromo dall'acqua?
L'osmosi inversa riduce sia il Cr(III) sia il Cr(VI). Per il cromo esavalente si usano anche la riduzione a Cr(III) seguita da precipitazione e filtrazione, oppure lo scambio anionico. La scelta dipende dalla concentrazione e dalla speciazione.
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Contenuto a cura del Team Tecnico 123Acqua — chimici e biologi iscritti agli Albi professionali. Le informazioni hanno scopo divulgativo: per valutazioni di conformità fa fede il rapporto di prova di un laboratorio qualificato.