Shock termico anti-Legionella: cosa dicono le Linee Guida 2015
Lo shock termico è una delle bonifiche curative più diffuse contro la Legionella pneumophila negli impianti di acqua calda sanitaria (ACS). Le Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015 ne descrivono modalità, limiti di efficacia e criteri di verifica. La procedura consiste nel portare l'accumulo ACS ad almeno 70 °C e nel far defluire l'acqua a non meno di 60 °C da ciascun punto d'uso per un tempo continuativo minimo di 30 minuti. Solo combinando i due parametri (temperatura e tempo) si ottiene una riduzione significativa della carica del biofilm.
Quando è indicato lo shock termico
Le Linee Guida 2015 raccomandano lo shock termico come misura curativa in seguito a:
- riscontro analitico di Legionella spp. superiore alla soglia d'intervento prevista dal piano di valutazione del rischio (tipicamente 1.000 UFC/L per strutture ricettive, 100 UFC/L per RSA e reparti ad alto rischio);
- caso conclamato o sospetto di legionellosi con esposizione associata alla struttura;
- riavvio dell'impianto dopo lunga inattività (chiusure stagionali, lockdown, ristrutturazioni) prima della riapertura ai fruitori;
- modifiche significative alla rete idrica (bracci morti rimossi, sostituzione bollitore, integrazione di nuovi punti d'uso).
Limiti e controindicazioni
Lo shock termico ha un effetto temporaneo se non si interviene anche sulle cause: biofilm consolidato, bracci morti, ricircolo insufficiente, temperature di esercizio troppo basse (la distribuzione deve mantenere ≥ 50 °C, il ricircolo ≥ 55 °C). Le Linee Guida 2015 sottolineano che senza correzione delle criticità impiantistiche la ricolonizzazione avviene tipicamente entro 2–4 settimane. Inoltre il trattamento è da valutare con attenzione su impianti vetusti, in zincati con corrosione avanzata o con componenti non resistenti a 75–80 °C, dove la dilatazione termica può causare perdite e rottura di tenute.
Alternativa: shock chimico (iperclorazione)
Quando lo shock termico non è praticabile (limitazioni impiantistiche, presenza continuativa di utenti vulnerabili, materiali non resistenti) le Linee Guida 2015 ammettono lo shock chimico con biossido di cloro o ipoclorito di sodio. Tipicamente si dosa cloro libero a 20–50 mg/L con tempo di contatto di 1–2 ore in tutti i punti d'uso, seguito da scarico fino a residuo < 0,5 mg/L. Il biossido di cloro a 1–3 mg/L per 4–6 ore è meno aggressivo sui materiali e più efficace sul biofilm, ma richiede generatore certificato e personale formato.
Verifica analitica post-bonifica
Il successo della bonifica si misura solo con analisi di laboratorio. Il campionamento deve seguire la UNI EN ISO 19458 (modalità di prelievo per ricerca di legionelle) e l'analisi la UNI EN ISO 11731 (enumerazione di Legionella in acque). Il prelievo va eseguito a 48–72 ore dalla bonifica (tempo di latenza per evitare falsi negativi su cellule subletali) e ripetuto a 30 giorni per confermare l'assenza di ricolonizzazione. I punti di campionamento devono includere mandata e ritorno del bollitore, punti distali della rete, docce e rubinetti più sfavoriti idraulicamente. Il laboratorio deve essere accreditato ACCREDIA per il metodo applicato.
Sicurezza degli operatori e degli utenti
Durante lo shock termico l'acqua erogata raggiunge temperature ustionanti: il rischio di ustione di terzo grado è di pochi secondi a 70 °C. È obbligatoria la cartellonistica di pericolo, l'interdizione dei punti d'uso, il presidio del personale formato e l'uso di DPI conformi al D.Lgs. 81/2008 (Titolo III per i DPI e Titolo X per il rischio biologico). Il datore di lavoro deve aggiornare il documento di valutazione dei rischi (DVR) includendo la mansione di bonifica termica e prevedere formazione specifica e sorveglianza sanitaria se ricorrono i requisiti.
Documentazione e tracciabilità
Le Linee Guida 2015 e i piani regionali di sorveglianza richiedono che ogni intervento di bonifica sia tracciato nel registro di autocontrollo con: data, operatore, parametri impostati, temperature misurate per ciascun punto, ora di inizio e fine flusso, note. Il registro va integrato con i rapporti di prova accreditati e conservato per almeno 5 anni a disposizione dell'ASL competente. Il modello stampabile generato da questo strumento copre i campi minimi richiesti.